Giovedì 16 Luglio 2026

Il Contratto d’Area di Manfredonia oltre la Storia (e i fallimenti)

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Nei giorni scorsi si è tenuta una riunione intensamente partecipata da imprenditori, rappresentanti dell’amministrazione comunale, della Confindustria di Foggia, tecnici. Argomento il recupero del Contratto d’area o di quel che resta di un progetto che avrebbe dovuto avviare Manfredonia ad un sicuro sviluppo. Le cose, come noto, sono andate diversamente. Di quella iniziativa rimangono brandelli che potrebbero essere recuperati e utilizzati per una ripartenza sia pure con presupposti aggiornati. Una esperienza, insomma, da riqualificare e rilanciare. Il Contratto d’area di Manfredonia nasceva nel 1998. Uno della trentina attivati dal governo Prodi che riprese una iniziativa avviata dal governo Ciampi, finanziati dallo Stato, per intervenire su quelle aree depresse e creare sviluppo. Non tutti ebbero esiti positivi. Fra questi quello di Manfredonia che interessava anche i comuni di Monte Sant’Angelo e Mattinata. Un’area dichiarata di crisi dopo la chiusura del polo chimico Anic-Enichem. Il Contratto d’area si annunciava carico di promesse: decine di iniziative imprenditoriali da impiantare nell’area ex Enichem di Macchia e nell’area appositamente creata di Coppa del vento appena fuori la città a monte della statale per Foggia; alcune migliaia di occupati; un diluvio di milioni di euro. Un mondo dorato piovuto come una manna. Naturalmente patrocinato da esponenti delle istituzionali e della politica (arrivò persino Berlusconi) che accompagnarono la calata degli industriali del nord allettati dai lauti incentivi previsti. Complessivamente si contarono fino ad ottanta insediamenti produttivi. Non si era mai vista tanta abbondanza. Ma non passò molto tempo, solo qualche anno, che le crepe cominciarono a farsi vedere e sentire. Quel fantastico Eldorado si sgretolò come Talos, il colosso di Creta. Le aziende allocate nelle aree DI46 e PIP frettolosamente e sommariamente allestite per far posto all’ondata di capannoni che sorsero in fretta e furia, pensarono bene di tornare alle sedi originarie rinnovate con i soldi del Contratto d’area di Manfredonia. Dal 2010, ad oltre venti anni dalla firma di quel “Contratto” che si annunciava come il motore del benessere, quelle aree diventarono i fantasmi di sé stesse: capannoni vuoti e spesso abbandonati, occupazione dismessa, poche imprese sopravvissute. Quell’area annunciata da un mastodontico svincolo d’accesso sulla SS89, è ancora afflitta da carenze strutturali storiche: acqua, servizi, viabilità, manutenzione, ampi spazi inutilizzati o degradati. Non diversamente è la situazione nel sito ex Enichem di Macchia: anche se limitrofo a Manfredonia, di competenza di Monte Sant’Angelo. Una dicotomia incomprensibile e penalizzante per un territorio che per genesi naturale, è un tutt’uno. Ma tant’è. Di certo, l’innaturale separazione è una delle componenti costitutive avverse che condizionano un comprensorio dai tanti pregi e risorse utilizzabili per un organico sviluppo. Il declino del Contratto d’Area, per tanti versi paradossale, protrattasi nel tempo, vivacchiando su una situazione frutto della programmazione negoziata che ha visto coinvolti Presidenza del Consiglio dei Ministri, Regione Puglia, Provincia di Foggia, Comuni di Manfredonia, Mattinata, Monte sant’Angelo, organizzazioni imprenditoriali, Consorzio “Manfredonia sviluppo” come gestore unico del programma. Ciascuna, chi più chi meno, con specifiche responsabilità. Ma ci sono stati anche degli errori di fondo. Essenzialmente è mancato, non è mai stato richiamato, un progetto industriale, tratteggiata una visione industriale di lungo periodo. Il Contratto d’Area, quel contratto d’area, si èsorretto fidando sui contributi pubblici che vanno bene nel momento in cui si utilizzano come spinta ad una macchina che poi deve procedere da sé. Lo sviluppo nasce non dagli incentivi, ma dalla strategia. È mancata una cabina di valida regia. Il nodo sta soprattutto nell’assenza di una azione efficace e illuminata politica amministrativa. In tutti questi anni d’inizio del nuovo secolo, le cose sono peggiorate, sopraffatte dai rovesci ignominiosi riconducibili a quella denunciata “mala gestio” che ha posto un’ombra nera sulla città e fatto dimenticare quell’area industriale. In vuoto che ha prodotto tutta una serie di nefaste conseguenze economiche e sociali. Ma come nelle belle favole, c’è il colpo di scena. Naturalmente tutto da verificare e sperimentare, ma intanto c’è la volontà di muoversi. Ed è per l’appunto quel summit allargato tenuto in un capannone nell’area di Coppa del vento. È stata fatta una ricognizione analitica della situazione che ha naturalmente confermato la squallida situazione ben nota. Il tutto visto e misurato con spirito costruttivo anche per la presenza di nuovi imprenditori interessati a sbloccare la situazione a riavviare la moviola. Come il Gruppo Cariglia fresco di acquisizione dell’ex “Nicotel, per farne (il lavoro è già iniziato) un Centro turistico-sanitario. Ma input positivi sono venuti da numerosi presenti come Michele D’Isida e Gianni Rotice, e soprattutto dagli assessori comunali Matteo Gentile e Francesco Schiavone che hanno annunciato che è in corso la rendicontazione del primo e secondo protocollo aggiuntivo del Contratto d’Area: “passaggio indispensabile per consentire lo sblocco delle risorse economiche residue per impiegarle nelle opere di urbanizzazione da completare nell’area”. Una iniziativa del tutto inedita, così come improntata ad operatività è stata la proposta avanzata dall’assessore Gentile, di costituire presso il Municipio, un “tavolo tecnico permanente” in cui affrontare in modalità continuativa, di concerto con l’amministrazione comunale, le problematiche pendenti dell’area industriale. Una proposta largamente condivisa e sostenuta anche dal presidente di Confindustria Foggia e Puglia, Potito Salatto, presente con il direttore Enrico Barbone. Le basi per avviare un discorso che porti ad azioni concrete e risolutive, un lavoro di assemblaggio di attività con precise finalità da sviluppare: l’attesa è pertanto quella di vedere in concreto le risultanze. Un passaggio delicato che va avvalorato con un forte sentimento corale di appartenenza ad una città che ha bisogno del sostegno di tutti per uscire da un tunnel torbido e infido che l’ha prostrata profondamente. È l’ultima opportunità per dare sostanza a quel “Manfredonia ri-alzati” rimasto in sospeso.

di Michele Apollonio

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