Martedì 16 Aprile 2024

Una decisione da emulare

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“Non verranno realizzati”. Così ha sancito l’ultimo Consiglio dei Ministri presieduto dall’ormai ex presidente del Consiglio dei Ministri Enrico Letta, in merito ai due progetti di impianto per la produzione di energia elettrica da fonte eolica, previsti il primo al largo delle coste di Chieuti e Serracapriola in provincia di Foggia, il secondo dinanzi alla costa che da Manfredonia si estende a Zapponeta fino a Margherita di Savoia.

Esaminate le implicazioni e le posizioni delle diverse amministrazioni  il Consiglio – recita il documento approvato – ha concluso che, in considerazione del significativo impatto paesaggistico che imporrebbero alla bellezza delle coste, essi non verranno realizzati”.

Enrico Letta ha dunque voluto lasciare un buon ricordo di sé anche tra le popolazioni che si affacciano sul mare del Golfo di Manfredonia nonché sull’altro versante del Gargano, scongiurando un pericolo che avrebbe provocato conseguenze forse non ragionate appieno e dunque divenire incalcolabili. Ad essere stata salvata non è infatti solo la citata “bellezza delle coste”, bensì un più largo spettro di attività che sarebbero state pesantemente penalizzate dalla presenza massiccia di pale eolico in un mare che certamente non è un oceano: la pesca, il turismo, l’ecosistema, la sicurezza della stessa navigazione e via dicendo. Tutte questioni che sono state sollevate ed evidenziate dalle popolazioni rivierasche di riferimento che da mesi hanno incessantemente battuto un ferro fortemente arroventato. Un fronte massiccio che ha avuto nelle associazioni ambientaliste, culturali, nei comitati spontanei le penetranti punte di diamante. Con loro anche le istituzioni dalla Regine, alle Province, ai Comuni sia pure con qualche sfumatura di distinguo che la decisione del Governo Letta ha ormai appianato e rasserenato. Provvidenzialmente ma soprattutto giustamente. Non più tardi di lunedì scorso, nel consiglio comunale cittadino, l’argomento è stato oggetto di una accesa discussione con relativa sospensione dei lavori nell’intento di trovare una soluzione condivisa, che non è però arrivata: o meglio la decisione è stata quella di non decidere. A decidere è stato, così come era giusto che fosse, il massimo organismo governativo nazionale che ha posto la parola fine ad una questione che forse non avrebbe dovuto neanche essere proposta.

Tutto è bene quel che finisce bene. Ma, occorre darne atto, c’è voluta la massiccia convinta responsabile mobilitazione delle popolazioni minacciate, ma anche la cosciente e lucida decisione del Consiglio dei Ministri, per vedere trionfare sacrosante oggettive ragioni.

Un esempio virtuoso di governo che andrebbe applicato anche per altre questioni la cui situazione quanto meno di incertezza provoca seri e gravi danni alle comunità che le subiscono. Questioni che attengono alle competenze del governo di Roma come ad esempio le trivellazioni per le ricerche petrolifere in Adriatico, la riforma portuale; ma anche ad altre istituzioni come la Regione Puglia per esempio la sanità. Ma anche livelli di governo più periferici ma non meno incidenti sulla vita dei cittadini. Tutte quelle istituzioni che oggi, all’esito della decisione del Consiglio dei Ministri gioiscono e applaudono, giustamente e doverosamente, dovrebbero guardare nella propria bisaccia per verificare se vi sono problemi che reclamano e meritano decisioni più oggettive eppertanto più aderenti alle attese dei cittadini.

Michele Apollonio

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Commenti

  • E` un bel artucolo, si puo leggere e condividere.

    antonella 16/02/2014 14:53 Rispondi

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