Lunedì 27 Maggio 2024

Ue. Bordo: Percorso federale per crescita, sfide globali non si affrontano singolarmente

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“Dobbiamo fare ogni sforzo affinché ci sia sì Più Europa ma un’altra Europa che tenga insieme rigore e crescita ma che sia anche capace di misurarsi con le questioni più urgenti, come l’immigrazione, senza girare la testa dall’altra parte ma avendo un orientamento e una visione comune nella prospettiva degli Stati Uniti d’Europa”. Lo ha detto il presidente della Commissione per le Politiche Ue della Camera Michele Bordo, del Pd, introducendo alla Camera la tavola rotonda dei docenti della Rete Universitaria europea ‘Verso l’Unione politica’.

“Quando si afferma, come ha fatto il nostro governo, che la reale priorità per procedere verso una Unione politica è la crescita, non si vuole ostacolare una maggiore condivisione di sovranità. – ha detto Bordo – Si vuole soltanto chiarire cosa intendiamo dire quando chiediamo Più Europa. Più Europa vuol dire avere istituzioni federali capaci di sviluppare politiche per la crescita e l’occupazione comuni, di riservare maggiore attenzione alla convergenza delle politiche fiscali e degli standard sociali; di dare senso al concetto di cittadinanza europea, quale fonte di valori e diritti condivisi”.

“I parlamenti nazionali hanno avviato una specifica riflessione sulle prospettive dell’Unione europea. Il nostro, su iniziativa della Presidente Boldrini, il 14 settembre scorso ha firmato la Dichiarazione ‘Più integrazione europea: la strada da percorrere’ con i Presidenti delle Camere di Francia, Germania, del Parlamento del Lussemburgo e alla quale hanno poi aderito sette ulteriori assemblee” ha proseguito Bordo.

“La Camera – ha spiegato Bordo – è sempre stata ed è tuttora convintamente a favore di una evoluzione in senso federale perché l’evidenza dei fatti dimostra come nessun Paese europeo, neanche la Germania, può affrontare da solo le grandi sfide globali. Vogliamo quindi condividere pienamente la sovranità in tutti quei settori in cui l’azione nazionale è palesemente inadeguata rispetto al valore aggiunto determinato dall’intervento europeo”.

“Il problema dell’Europa in questo momento non è soltanto quello di rafforzare il quadro istituzionale e le competenze dell’Unione, ma anche e soprattutto quello di cambiare la direzione delle politiche da perseguire, vale a dire gli obiettivi da raggiungere.
In altri termini, l’istituzione di un Ministro europeo delle finanze o del tesoro dell’Unione a 28 o dell’area euro sarebbe sbagliata se prima non ci fosse un cambiamento radicale delle politiche economiche e di bilancio europee, che vanno riorientate dall’austerità alla crescita e occupazione” ha detto Bordo.

“Sì dunque a maggiori condivisioni di sovranità e ad un percorso federale, – ha continuato – ma a condizione che esso non sia meramente funzionale solo al rafforzamento del controllo sui bilanci e sulle riforme strutturali nazionali. Si confermerebbe in questo modo una concentrazione dell’Unione sulla stabilità finanziaria anziché sulla crescita, ripetendo, secondo me, gli errori fatti sinora”.

“Ragionando sulla proposta franco tedesca, occorre dunque che al Ministro europeo del Tesoro o, se si vuole, ad un ministro europeo dell’economia reale, da istituire contestualmente, sia dato l’incarico di promuovere crescita e occupazione, utilizzando risorse adeguate a livello europeo.
Questo presuppone anzitutto la creazione di un bilancio europeo o autonomo dell’eurozona, dotato di risorse che possano sostenere politiche federali nel campo della competitività, degli investimenti, dell’occupazione. Un bilancio dotato di risorse significative consentirebbe poi di emettere obbligazioni per finanziare grandi progetti di interesse europeo che sarebbero volano di investimenti e contribuirebbero al rilancio di crescita e occupazione” ha aggiunto Bordo.

“Credo che il rischio maggiore, per l’Europa come per i singoli Stati membri, sia quello di dover a breve interrogarsi su come mantenere e far funzionare una democrazia senza crescita. Se l’Europa non riprende innanzitutto a crescere,  ad essere posta in discussione sarà non soltanto l’integrazione europea ma forse il concetto stesso di democrazia come lo abbiamo sinora, nelle sue tante varianti, conosciuto” ha concluso Bordo.

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