Lunedì 24 Giugno 2024

Il giornalista di Report Emilio Casalini replica: “Nostra inchiesta atto di amore per il territorio. Singolare indignazione verso la denuncia”

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Gentile redazione, sono Emilio Casalini autore del servizio di Report sui parchi italiani. Ho letto l’articolo pubblicato sulla vostra testata in cui il dott. Pecorella contestava vividamente i contenuti della trasmissione. Vi chiedo cortesemente di pubblicare la nostra risposta alle accuse rivolteci attraverso le vostre colonne.  

Premessa.

Lo scopo di un’inchiesta giornalistica non è certo quello di infangare un territorio nè tantomeno una persona ma di approfondire criticità e cause delle stesse. Non è certo un atto di sfregio quanto un atto di amore verso il territorio, quello si sfregiato. Ed è singolare che ci si indigni più per la denuncia che per il problema.

Abusivismo.

Su impulso del procuratore di Foggia, Leonardo Leone de Castris, nel 2015 divenne operativo all’interno della Procura di Foggia, un ufficio demolizioni con due magistrati, agenti della Polizia Municipale e del Corpo Forestale dello Stato. Questo potente cambio di scenario portò alla firma del protocollo d’intesa tra Procura, comuni ed Ente Parco oltre all’inizio delle benemerite attività di demolizione che l’Ente Parco ha finanziato con i fondi che il ministero aveva stanziato. Stiamo parlando di sentenze passate in giudicato per abusi edilizi di decenni fa (basti pensare che proprio recentemente è stato abbattuto un edificio su cui gravava una sentenza di condanna risalente al 1995!) e di un’azione avviata dalla volontà della Procura di Foggia a cui il Parco ha sostanzialmente e doverosamente fornito i mezzi economici che il ministero gli aveva affidato proprio per questo scopo.

Nel frattempo però l’attività di edilizia abusiva non si è fermata e ha prodotto un proliferare di nuove abitazioni come abbiamo documentato nel servizio. In una situazione così grave, che è davanti agli occhi di tutti e che anche il dott. Pecorella dovrebbe conoscere vista la sua città d’origine e l’attività politica in sede al consiglio comunale di Manfredonia, abbiamo ritenuto doveroso segnalare anche i poteri autonomi di cui dispone l’Ente Parco. In primis quello delle ordinanze per il ripristino dello stato dei luoghi dove si verifichino violazioni e successivamente, qualora questo non avvenisse, con l’esecuzione materiale degli abbattimenti in conto dei trasgressori. Pensiamo siano azioni importanti per dare l’esempio, dare un segnale al territorio e far capire che chi costruisce abusivamente non ha vita facile. Pur avendole richieste, siamo ancora in attesa dell’elenco di ordinanze emesse dall’Ente Parco su recenti casi di abusivismo edilizio.

Centri visita.

Per quanto riguarda l’Oasi Lago Salso e relativi vuoti di memoria, è un po difficile capire come il dott. Pecorella possa attribuire ad altri la gestione di una società in cui l’Ente Parco è detentore del 96% delle azioni e di cui lui è il presidente dopo esserne stato il vicepresidente dal 2011.
Per entrare poi nel merito della vicenda, è difficile conciliare la visione radiosa del presidente con la delusione che si dipinge sui volti dei viaggiatori che quotidianamente arrivano davanti ai cancelli sbarrati, agli alloggi che dal 2015 aspettano di essere utilizzati, al senso di abbandono che inizia dalle cataste di oggetti accumulati nel retro del ristorante. Se, di fronte a tali strutture e le potenzialità che offrono si è pienamente soddisfatti per alcune scolaresche in visita, direi che siamo ben lontani da un concetto di turismo sostenibile con tutte le ricadute che offre in termini economici ed occupazionali per il territorio.
Su altri centri visita completamente chiusi come quello di Torre Mileto, invece il discorso si sposta sulle scelte di natura politica dato che il dott. Pecorella ha ribadito che il Parco non deve “surrettiziamente finanziare il centro visita per mantenersi in piedi”. Questa parola sta ad indicare un’azione ambigua, nascosta. Mentre per altri parchi il centro visita è uno dei principali investimenti economici, trasparenti ed anzi rivendicati, perché da lì inizia il percorso di introduzione al parco di un viaggiatore e per questa importanza strategica vanno sostenuti.

Qui si inserisce il paragone con le Cinque Terre, dove è evidente la grande differenza tra i volumi del parco ligure e quello pugliese. Il confronto indiretto non è tanto sulla ricaduta economica del turismo o sulle performance di bilancio (che comunque sono imponenti visto che, grazie alle scelte operate, l’Ente Parco delle 5 Terre riesce a quadruplicare quanto lo Stato gli consegna), quanto sulle differenti decisioni che vengono fatte su dove investire i soldi. Decisioni che valgono indipendentemente dalle dimensioni.

Sentieri.

Lo stesso discorso vale per i sentieri dei quali, ad esempio, l’Ente Parco nell’aprile di quest’anno, prima di aprirli, chiede ai cittadini informazioni sull’effettiva percorribilità. Ci è sembrato che il Club Alpino Italiano, associazione che da oltre 150 anni si è assunta come primario impegno quello di tracciare e mantenere sentieri in ogni angolo d’Italia, avesse il diritto di esprimere la sua visione sulla situazione degli stessi. Non ci sembrano dei pericolosi sovversivi quanto un’associazione che su tutto il territorio nazionale opera in perfetta sinergia con enti territoriali e parchi, quindi hanno competenza ed autorevolezza per parlare ed esprimere il loro punto di vista, anche se critico, rispetto alla fruizione di questo strumento essenziale per lo sviluppo di un territorio.

Marchio di qualità.

Uno degli altri punti affrontati nel servizio è la questione del marchio di qualità. Nobile intenzione quella del parco di certificare i prodotti tipici e di spenderci dei soldi. A dire il vero con una procedura abbastanza complicata mentre in altri parchi questo simbolo di valorizzazione si fonda su strumenti molto semplici che richiedono ai produttori locali di garantire la qualità dell’offerta e una sostenibilità ambientale dell’intera azienda. Un marchio che copre prodotti enogastronomici ma si estende anche agli operatori dell’attività ricettiva e agli artigiani. Lo utilizzano moltissimi parchi italiani, nazionali e non: basta scorrere in internet per averne un’idea e dare un’occhiata, ad esempio, ai prodotti “griffati” dal Parco del Gran Paradiso o quello della Majella il cui marchio di qualità si applica perfino alle scuole pubbliche. Sui loro siti è facile trovare anche tutti gli operatori che si fregiano di questo valore aggiunto, elemento che invece non ha riscontri sul sito del parco del Gargano dove perfino nella sezione dedicata all’olio non si riesce a trovare un solo produttore che utilizzi il marchio per il quale sono stati spesi così tanti soldi. Se questo è il risultato qualche domanda sul progetto forse è lecito porsela.

Ha ragione, infine, il dott. Pecorella a rammaricarsi del fatto che molte delle cose dette durante l’intervista e le successive comunicazioni via mail non siano state raccontate. E’ un rammarico condiviso perchè molti altri aspetti potevano essere approfonditi a partire da quello sui trabucchi storici. Purtroppo non era una puntata esclusivamente dedicata al Parco del Gargano e sono state fatte delle scelte per poter parlare anche di altre realtà italiane, ma non è escluso che si possa tornare ad affrontarli.

Cordialmente
Emilio Casalini, giornalista di Report

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Commenti

  • Ma per piacere, Vedono “mariuoli” Ovunque! Caro Casalini avete OMESSO un casino di cose, non avete detto che il centro visite di Rignano Garganico – Museo dei Dinosauri, il centro Visite di Lesina e quello di Monte Sant’Angelo godono di ottima salute…strano nemmeno una parola…ahhh giusto è più facile fare notizia in modo populistico facendo leva sul modo di pensare da “Italiani”, ovvero lamentarsi sempre. Il Lago Salso…..vi siete appellati sull’attività di un povero cristo che cerca di sopravvivere per nascondere tutta la monnezza gestionale accumulata in tanti anni, mentre adesso giustamente la colpa di chi è? Vogliamo aggiungere sugli abbattimenti qualcosina in più? Come mai i cari Presidenti Petrilli, Fusilli (rip) e Gatta non hanno mai voluto spendere quei soldi? Mah forse perchè conveniva acquistare voti piuttosto che assumere l’identità di ORCO e rischiare di non essere eletti in altri ambiti, in circa quindici anni nessuno ha mosso un dito!
    I sentieri…..Lo sa caro Casalini che il CAI fu interessato per la la realizzazione dei sentieri già nel 2005 e sotto loro approvazione furono individuati i percorsi? Certo con uno sputo di territorio è cosa facile controllare rispetto all’intero Gargano, ma è più facile dire che si sono fatte scelte più oculate e non che i paletti sono stati sistematicamente rubati, tavolati divelti, fili spinati nati dalla sera alla mattina ecc….con quattro gatti a fare sorveglianza…poveri ex Forestali, ma va là, magari ci fosse stato l’esercito, Lei non avrebbe fatto nemmeno il servizio.
    Perdonatemi ma mi viene ribrezzo a sentire un forestiero attaccare il mio territorio in un modo così violento soprattutto quando attraverso i servizi televisivi “Non si vuole sfregiare un territorio ma proprio per amore lo si difende”….è come dire ti sfregio con l’acido perchè ti amo troppo! GRAZIE per aver malmenato ancora una volta il Gargano, certo in questa parte della Provincia di Foggia atavicamente risiede un modo di pensare che suona come “Frik e frikatinn” (frega gli altri sempre e fregatene) e difficilmente attecchisce un pensiero pulito in favore della collettività, si può fare tantissimo ancora migliorando tutto, perchè non si devono nascondere le cose che non vanno ma vanno affrontate per risolverle nel migliore dei modi con l’aiuto di tutti, soprattutto la popolazione residente. Solo un fesso, un ebete, un rimbambito non capirebbe che questo è un attacco all’economia del Gargano in favore di altri luoghi. meditate gente, meditate.

    Matteo 17/05/2017 23:20 Rispondi
  • E per fare cosa si dovrebbe venire a Manfredonia ? Ah sì , per ammirare gli effetti meravigliosi di un ‘ amministrazione dissennata : sporcizia , incuria , disoccupazione , delinquenza…

    Cittadina 17/05/2017 15:22 Rispondi
  • Le incredibili contemporaneità e convergenza di temi e linguaggio di questa nota con quella del WWF Foggia, lascia più di qualche ombra su strategia di discredito studiata a tavolino. Come giornalista andavano letti tutti gli atti, su tutti quelli relativi agli abbattimenti degli immobili abusivi, per informarsi ed infornare compiutamente il telespettatore. Perché nel servizio non è stato fatto alcun accenno al Piano abbattimenti in itinere con gli interventi compiuti, anziché lasciar passare il messaggio di inefficienza e connivenza con i fuorilegge? Se tutto questo è amore per il territorio, preferiamo restare “zitelloni”.

    Dainocurioso 17/05/2017 14:58 Rispondi
  • “Atto di amore per il territorio?” Ma di che amore parla Casalini?! Lasci amare il territorio a chi ci vive e sa perfettamente pregi e difetti, oppure dica la verità fino in fondo. Non abbiamo bisogno di questo tipo di amore: l’amore è un sentimento puro, è dedizione, è rispetto, è fiducia, è protezione, è tutto ciò che non non traspare dal suo servizio

    Orchidea 17/05/2017 13:23 Rispondi
  • Oltre al danno, la beffa. Non solo si attacca un intero territorio, facendolo passare per intriso di delinquenza e abusivismo, ma si continua a sputarci sopra, omettendo le verità.
    Il servizio tendenzioso offende il gargano.
    Non regge la scusa che la puntata aveva anche altri temi da affrontare, se si intende far giornalismo d’inchiesta, bisogna far vedere tutto.
    Le zone indicate come abusive nel comprensorio di Manfredonia sono già oggetto di provvedimenti di PG, in attesa di sentenze definitive.
    Sui sentieri, le cui proprietà e competenze sono dei Comuni, o la cui pubblicizzazione è nella mission dei Gal non si è detto nulla?
    Il Parco dei dinosauri, del parco nazionale del gargano, è diventato un’attrazione per tutta l’area meridionale e non si è rimarcato questo.
    Se da tempo il Gargano è la meta turistica più visitata d’Italia, ha superato anche il Salento, se la percentuale di zona boscata è aumentata, beh vuol dire che il Parco compie a pieno il suo lavoro.
    Su Torre Mileto, chiusa per problemi attinenti la gestione dello stesso, non riconducibili al Parco.
    Sul marchio di qualità beh dire che basta appenderci un logo e dire operate bene è pericolo e forse contra legem, seguire dei disciplinari per la qualità è altro.

    Ragnetto 17/05/2017 12:04 Rispondi
  • Venite più spesso a Manfredonia, grazie.

    Sipotino onesto 17/05/2017 11:21 Rispondi
  • tutt’appost!!!!!

    pinuccio 17/05/2017 11:09 Rispondi

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