Giovedì 24 Giugno 2021

No, non è il Grande Fratello

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È di qualche giorno fa la notizia di un imminente Grande Fratello Manfredonia. Nei proclami dei suoi organizzatori dovrebbe essere un gioco sulla scia del GF nazionale ma a questo diverso. Incuriosito da questa versione nostrana, ho deciso di capirne qualcosa di più. Come ogni buon gioco che si rispetti il format ha delle regole: 12 concorrenti (che, come ossessivamente ripetono gli autori, non vivranno in una casa ma dovranno solo far parte di una comitiva di amici; vero ed unico elemento di diversità); un montepremi di 120€ (custodito da uno dei partecipanti); confessionali; nomination ed eliminazioni assortite. Senza dimenticare la presenza di un inviato in veste di occhio del GF nel gruppo. Dette le regole, vediamo quelli che appaiono come dei limiti. Nel GF nazionale la peculiarità del gioco è l’ammucchiare in una casa isolata dal resto del mondo un gruppo variegato di persone, favorendo esclusivamente fra loro processi di socializzazione (odio/amore; amicizia/inimicizia). Nella versione casereccia ciò manca dal momento che i concorrenti continueranno a lavorare o andare a scuola, non vivendo sempre in contatto l’un con l’altro. Resta un mistero poi come si potrà impedire (da regolamento, pur con piccole eccezioni) agli stessi di aver contatti con altri amici. Pur prendendo per buona l’ipotesi di obbligare i partecipanti a cancellare il loro profilo Facebook; pur nel caso di creare un gruppo WhatsApp le cui conversazioni, ad eccezione dei giocatori, saranno rese pubbliche alle persone da casa per capire le dinamiche fra i concorrenti (e per poi scegliere per chi votare), non si avranno altre contraddizioni? Non potranno forse i concorrenti, non controllati h24 come nella casa del GF nazionale, apprendere da un parente, da un conoscente qualsiasi quanto detto sul gruppo? La situazione non migliora neppure se consideriamo lo scopo (oltre il denaro in ballo) più nobile del format: il fare amicizia e/o l’innamorarsi. Non nego che tra i partecipanti vi possano essere sentimenti di amicizia o di amore ma questi non saranno mai pienamente veri, legati come sono alle dinamiche del gioco: dei dodici ne rimarrà uno, il vincitore, che si aggiudicherà il premio finale. Se si voleva mirare alla creazione di veri sentimenti, si sarebbe dovuto demolire il format dall’interno, abolendo nomination ed eliminazioni e persino la vincita finale: una noia pazzesca. Queste non vogliono però essere critiche, anzi: visto l’alto numero di concorrenti ( il che non stupisce in un clima da “morti di video”) e visto anche che il format si sta ancora strutturando, le osservazioni presentate mirano a rendere il gioco più efficace. Un gioco che però non sarà il Grande Fratello, neppure in salsa locale. È semplicemente una Cosa; una Cosa di non certa riuscita ma che sicuramente affascina, e parecchio. Del resto è sempre interessante osservare il Capitale umano, qualunque esso sia. Ad esempio leggendo le regole della casa si nota che il team di autori ha qualche problemino di grammatica (gli SPAZZI): questo sì che è da Grande Fratello.

Domenico Antonio Capone

Articolo presente in:
News · Piazza Duomo

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