Sabato 13 Luglio 2024

Scuola e Legalità: I giovani protagonisti del cambiamento

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La “pianta” e il “puzzle” della memoria e dell’impegno del liceo “Roncalli” di Manfredonia

“La conoscenza è la via del cambiamento”, sono le parole di Daniela Marone, vice presidente nazionale dell’Associazione “Libera, nomi e numeri contro le mafie” e figlia di Francesco, pubblico funzionario, ucciso a Foggia nel 1995 dalla mafia locale. Un cambiamento che passa dalle singole scelte (anche) della comunità scolastica, dalla responsabilità che ciascuno prende nel cambiare le cose iniziando però a cambiare in meglio se stessi. In quest’ottica il percorso intrapreso dal liceo “A. G. Roncali” di Manfredonia si colloca nella consapevolezza delle sfide sociali in atto nel territorio, incontrando le vicende e le persone che, di fatto, orientano la lotta tra il bene e il male. Il riferimento è all’antimafia sociale di cooperative che riorganizzano la speranza coltivando con coraggio le terre confiscate alla mafia cerignolana, a quella foggiana e garganica. Il desiderio è quello di avere città e luoghi liberi dal graffio della corruzione, da ogni forma d’illegalità, ma anche libere dalla rassegnazione, dalla delega, dalla passività e dall’indifferenza, che impoverisce tutti. Il ricordo attivo dei volti e delle storie di uomini e donne vittime innocenti della malavita locale non risponde solo a un bisogno di giustizia, ma anche al dovere dell’impegno civico fondato sui valori della cittadinanza attiva.

Non solo un essere “contro” chi infanga il territorio con la cruda violenza, ma l’essere “per” ogni forma di giustizia e di rispetto delle regole, che non può non coinvolgere il vissuto scolastico. Il percorso sulla legalità si costruisce, allora, con il pieno coinvolgimento dei ragazzi. Si tratta di conferenze e iniziative promosse dagli alunni per rompere il silenzio e capire meglio la forza del bene, delle Istituzioni. “La capitanata -ha sottolineando Salvatore Spinelli, portavoce provinciale di Libera- è una provincia sotto attacco. Dall’inizio del 2017 sono 17 le persone morte ammazzate, cui si aggiungono due casi di “lupara bianca”, su una popolazione di 620 mila abitanti. Un dato tanto impressionante quanto ignoto. La criminalità organizzata del foggiano sembra vivere dell’ignoranza che la circonda”. L’assassinio feroce dei fratelli Luigi e Aurelio Luciani, contadini di San Marco in Lamis, innocenti testimoni dell’ennesimo delitto il 9 agosto del 2017, ha portato in capitanata l’allora Ministro dell’interno. “In un certo senso, dopo anni di basso profilo, la questione foggiana è diventata primaria. Ed è indicativo che in proposito un’associazione della società civile come “Libera” abbia deciso di celebrare proprio a Foggia, il 21 marzo, la giornata della memoria e dell’impegno contro la mafia. Il fine è sottolineare che da sola non bastano le pur importanti visite di esponenti delle istituzioni per stroncare quel che si è lasciato crescere negli anni”.

La cultura del male, allora, si contrasta mediante un’azione corale e responsabile, a più livelli. Tra gli attori del cambiamento c’è il mondo della scuola che ha voluto conoscere anche il silenzioso e incisivo lavoro della cooperativa cerignolana “Pietra di scarto”. Quest’ultima coltiva pomodori e olive libere dalle mafie. “Nel difficile contesto dell’agro di Cerignola -ha detto il presidente Pietro Fragasso- luogo di lotte per la terra, di sfruttamento e battaglie sindacali di ieri e di oggi, coltiviamo tre ettari di terreno confiscato ad un affiliato di uno dei clan foggiani di riferimento negli anni’80; produciamo olive ‘Bella di Cerignola’ e pomodori cercando di mettere in pratica il senso più profondo della legge 109/96, cioè quello di trasformare i luoghi simbolo del potere mafioso in laboratori di rinascita sociale ed economica, debellando ogni forma di caporalato e di sfruttamento della manodopera straniera”. Si tratta di buone prassi di antimafia sociale e culturale che la scuola vuole conoscere per esprimere i sentimenti di stima e solidarietà. Volti e storie di uomini e donne che non si rassegnano alla violenza, alla corruzione e agli abusi di potere. D’altra parte, “le vittime del foggiano -ha detto Daniela Marcone- raccontano tanti mondi. Ci sono le vittime del caporalato, Incoronata Sollazzo e Incoronata Ramella, morte nell’incidente del pulmino che le portava nelle campagne, che era sovraccarico di braccianti, o Hyso Telharaj. Ci sono funzionari pubblici come Francesco Marcone. Ci sono bambini e ragazzi. Ci sono rappresentanti delle forze dell’ordine. Ci sono persone semplici, come Matteo Di Candia, pensionato ucciso in un giorno qualunque mentre festeggiava, in un bar, il suo onomastico, vittima di un proiettile vagante. Oltre il settanta per cento delle famiglie delle vittime non conosce la verità sulla morte dei propri cari. Tornare in Puglia significa abbracciare queste vicende, queste storie, queste mancanze”.

La comunità scolastica, dunque, vuole fare memoria e organizzare l’impegno educativo, che deve passare dalla conoscenza dell’agire mafioso e di quanti, a più livelli, lo contrastano. A questo scopo, gli alunni del “Roncalli” di Manfredonia, hanno distribuito nelle classi quaranta “piante”, segnate dalla storia di una vittima innocente della mafia pugliese. La scelta è dovuta a quanto di positivo questo simbolo evoca: le radici, l’appartenenza a un territorio, le sue culture, le sue storie, l’identità; la vita, la crescita e la necessità di curare ciò che è prezioso; il legame e l’armonia tra le parti, la pianta come simbolo di una comunità nella quale tutti gli individui si sentano parte attiva di un unico noi. “Gli uomini passano – diceva il giudice Giovanni Falcone- e idee restano, continuano a camminare sulle gambe di altri uomini”. In qualche modo il segno della piantina esprime la forza delle idee che continuano a camminare anche tramite le gambe degli alunni. A questi ultimi è stato consegnato anche un tassello di un “puzzle” rappresentante l’albero della legalità da coltivare, i cui frutti sono proprio gli impegni che essi stessi hanno decido si prendere. Da rilevare anche il percorso didattico di opencoesione che la scuola sta vivendo attraverso una classe impegnata nel monitoraggio civico dei fondi stanziati dalla Comunità Europea per la ristrutturazione di un bene pubblico. Una sorta di cittadinanza attiva e educazione alla trasparenza amministrativa.
“Voglio esprimere la mia solidarietà – ha detto Papa Francesco ricevendo in udienza l’associazione di don Luigi Ciotti- a quanti tra voi hanno perso una persona cara, vittima della violenza mafiosa. Grazie per la vostra testimonianza, perché non vi siete chiusi, ma vi siete aperti, siete usciti, per raccontare la vostra storia di dolore e di speranza. Questo è tanto importante, specialmente per i giovani”.

Prof. Domenico Facciorusso

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