Mercoledì 20 Gennaio 2021

L’ex sindaco Riccardi presenta denuncia per fare luce sulla percezione di circa 20mila euro da parte di una dipendente del Comune di Manfredonia.

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L’ex sindaco di Manfredonia Angelo Riccardi, assistito dal legale del foro di Foggia Andrea Petito, ha presentato denuncia per fare luce sulla percezione di circa 20.000,00 euro da parte di una dipendente del Comune di Manfredonia.

I fatti. Nel 2010, poco dopo la prima elezione a sindaco, un’impiegata intentò una causa per mobbing accusando il Comune e, al tempo, Riccardi di ‘intenti persecutori’ nei suoi confronti per averle affidato un incarico diverso da quello che aveva svolto negli ultimi cinque anni. Tale accusa si fondava su un ordine di servizio che Riccardi stesso avrebbe sottoscritto il 6 maggio 2010, ovvero a neanche un mese dalla sua elezione.

Ed il condizionale in questa vicenda è d’obbligo, poiché tutta la vicenda si è incardinata su un atto di cui l’ex sindaco ha sempre negato l’esistenza e che ha portato nel 2017 ad una sentenza di condanna per mobbing nei confronti del Comune con il risarcimento di circa 20mila euro alla dipendente ed il ritorno alle mansioni precedenti. Nel 2018 la somma dovuta è stata riconosciuta come debito fuori bilancio. Riccardi, infatti, aveva immediatamente contestato la sentenza negando sia di aver fatto mobbing alla dipendente sia l’esistenza dell’ordine di servizio. Dopo le dimissioni dell’ex sindaco e la conseguente caduta dell’amministrazione comunale, la richiesta di risarcimento è nuovamente spuntata, ma nel silenzio più assoluto e senza un minimo di trasparenza degli atti. Insomma, come recita un vecchio adagio: quando il gatto non c’è, i topi ballano.

Riccardi, avendo appreso informalmente che il Comune di Manfredonia era in procinto di definire transattivamente la lite in secondo grado di giudizio, ha ritenuto opportuno chiedere di prendere visione di alcuni atti amministrativi per tutelare la propria posizione giuridica. Tra i documenti richiesti, proprio il ‘famoso’ ordine di servizio del maggio 2010. “Ridicola la risposta che mi è giunta, ovvero che potevo andarmi a cercare gli atti sul sito ufficiale del Comune”, ha commentato l’ex primo cittadino. La pubblicità sul sito istituzionale di atti e documenti non esime, infatti, gli organi preposti dagli obblighi di legge, qualora gli stessi vengano richiesti con apposita istanza. Da evidenziare, che di quell’ordine di servizio nemmeno sul sito istituzionale vi è traccia.

Riccardi si è quindi recato dai carabinieri di Manfredonia per sporgere denuncia su ciò che si stava profilando come un comportamento non del tutto legittimo della pubblica amministrazione, in procinto (se non ha già provveduto in sordina) al pagamento per un qualcosa di cui non sono state mai riscontrate prove e senza aver fornito gli atti richiesti. Putacaso, il giorno stesso della denuncia, soltanto poche ore dopo averla depositata, l’ex sindaco ha ricevuto finalmente una pec con riscontro formale, che in realtà si è trasformata in un autogol per il Comune. Dalla stessa si evince, infatti, che l’ordine di servizio con cui la dipendente ha basato (vincendola) una causa per mobbing non è stato trovato. Praticamente vi è l’ammissione che l’atto non esiste.

“Ora che è evidente che quell’accusa di mobbing si è basata sul nulla, chiedo espressamente che la somma destinata alla dipendente venga ritenuta illegittima. Inoltre, chiedo a chi di dovere di prendere gli opportuni provvedimenti nei confronti di chi non ha vigilato, a spese dei cittadini di Manfredonia, al pagamento di una cospicua somma non dovuta”.

Redazione G.
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