Mercoledì 2 Dicembre 2020

“Il Cristo alla colonna o flagellazione” di Gino Bordo dal 16 novembre al 16 dicembre 2020 nel chiostro di Palazzo San Domenico

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 Del noto “carrista” Gino Bordo Il Cristo alla colonna o flagellazione, esposto dal 16 novembre al 16 dicembre 2020 nel chiostro di Palazzo San Domenico, sede municipale.

Quando nel lontano a.s. 1968-69 mi avvicinai per la prima volta alla lavorazione della cartapesta per i carri allegorici, nella “squadra” dei cugini Sapone, entrambi docenti dell’Istituto Roncalli di Manfredonia, 

mi si aprì un mondo nuovo: avevo trascorso 7 anni in collegi e l’unica edizione del carnevale che vidi da scolaro fu quella in cui  sfilò “Mamma li turchi” il carro ideato dal direttore Antonio Valente, dove tra i turchi c’era anche mio fratello Renato.

Le squadre erano composte da diverse figure: pittori (in seguito si avvicendarono veri e propri artisti e architetti), artigiani del ferro o ferraioli in gergo e del legno(anche  carpentieri edili, saldatori, meccanici e falegnami). 

Il mio primo compito fu da “addetto alla colla” e di supporto ai modellatori della cartapesta porgendo loro  fogli pregni di colla, di giornale o delle buste di cemento, tali da consentire di plasmare ad esempio i testoni,dettagli anatomici e altri particolari incollati su una struttura.  Spesso si trattava di retina di fil di ferro (realizzata in opera dai ferraioli o acquistata) fissata il più delle volte ad elementi piatti, a elle o tubolari in ferro.

Tra i tanti conosciuti nei vari anni, sopratutto quando sono passato al di là della barricata, quale tecnico esperto prima e Presidente del Comitato per il Carnevale Dauno dopo (1996), con molti di loro ho mantenuto buoni rapporti, tanti di essi non ci sono più (come Matteo Santoro, Matteo Bollino, Giuseppe Sapone/docente di matematica per ricordare alcuni), con altri trattengo ancora oggi rapporti di amicizia (arch. S. Gargano, Matteo Trotta, Aspro, Peppino Sapone, Pasquale Impagnatiello, Maria Grazia Muscatiello, e tanti altri): tra questi ultimi vi è Luigi Bordo, per gli amici Gino, conosciuto nelle Edizioni dei primi anni ‘80.

Questa premessa perché? per spiegare come il passaggio da carristi, cartapestai, in una parola da creativi ad artisti, o anche viceversa, è breve: occorre buona volontà e sopratutto umiltà! 

Mi piace ricordare ad esempio le chiacchierate nel laboratorio del creativo Matteo Trotta che realizza magnifiche maschere e vere e proprie statue in cartapesta.

Bordo, il Nostro di cui parliamo oggi, iniziò ad impegnarsi per il carnevale nel lontano 1969 con l’Associazione Cattolica del Carmine, quando i carri si facevano nei garage o al Consorzio Agrario Provinciale, poi passando ai nostri giorni ad organizzare “Noi del Carnevale”un’Associazione  con cui ha vinto trofei e primi premi. 

Oggi ha voluto “attraversare il guado” come si dice e si è cimentato in un opera artistica, dal punto di vista tecnico e materiale abbastanza originale, non del tutto slegata dalle sue esperienze di  carrista, di creativo del Carnevale come anzi detto. 

Pur non avendo appreso lezioni di morfologia del corpo umano (basata sui tre principi della composizione, delle proporzioni e degli appiombi), in quanto autodidatta, per le caratteristiche delle forme riconoscibili si può affermare che l’opera finita di Gino Bordo Cristo alla colonna nella sua visione globale è di buona fattura e può essere annoverata come opera artistica.

Dal punto di vista iconografico il “tema” affrontato da Bordo nel momento successivo la flagellazione del Cristo suscita molta sensibilità nell’osservatore,

anche per le sue dimensioni: è alta m 2.60, pesa 150 kg circa e occupa nello spazio una larghezza di 90 cm..

I cittadini sipontini conoscono molto bene il soggetto religioso avendo in città due esempi abbastanza realisti:  il Cristo flagellato, in cartapesta e gesso, di scuola napoletana del XVIII secolo, scultura policroma a tutto tondo a grandezza naturale, che si può osservare in cattedrale, sulla sinistra entrando (probabilmente ispirata al Cristo alla colonna del Bonvicino, museo di Capodimonte-NA); l’altro esempio è un mezzobusto in cartapesta leccese della fine ‘700 inizi ‘800, visibile nella Chiesa Stella Maris sulla parete nei pressi dell’ingresso.

Per la carica espressiva e i particolari che evidenzia, per l’impressione che fa, a volte fa incupire, oserei paragonarlo al modello del Cristo di Gibson girato anni or sono a Matera. 

L’espressione che ne scaturisce con le palpebre schiuse, il viso gonfio di dolore e il capo leggermente chino è quella della Misericordia! Il corpo lievemente inclinato dell’Uomo affranto, contribuisce alla consapevolezza  di quello che sta per accadergli per volere della volontà divina. Questa non è altro che una nuova rappresentazione artistica in chiave di arte sacra che Bordo ci presenta. Gli auguriamo di proseguire in questo nuovo modello creativo con ulteriori opere, ad maiora.

Franco Sammarco

Le foto sono state gentilmente fornite dall’artista Franco Sammarco
Redazione G.
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