Sabato 8 Maggio 2021

Restituiamo alla Piana di Macchia la sua vera vocazione. Adesso o… mai più!

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E’ il grido disperato di Manfredonia, al quale dovrebbe unirsi quello di Monte Sant’Angelo, per l’ennesimo scempio che si vuole perpetrare ai danni della già tanto martoriata Piana di Macchia, a pochi metri dalla città sipontina, in particolare la vasta zona dell’ex Enchem, dove sull’isola 12 sorgerà un nuovo impianto per la produzione di materia prima-seconda (MPS), derivata dal recupero e/o riciclaggio della plastica dal ciclo della differenziata effettuata dai Comuni. Non si conosce l’entità dell’opera, ma stante all’ingente finanziamento già disposto dalla Regione Puglia (24.158.377,54) euro, si suppone debba essere di notevoli proporzioni. Considerato che fino ad oggi non si conosce quale possa essere l’impatto ambientale su di un territorio già devastato, non si è tenuto in debito conto dell’esistenza di un altro impianto di prima selezione di carta, metalli e vetro che trovasi nell’interno del capannone dell’ASE di Manfredonia, nuovo di zecca, mai entrato in funzione, costo un milione di euro. Ma lo sconcerto maggiore è di non aver considerato, come accennato, che il costosissimo impianto sarà, probabilmente, ubicato in una delle zone non ancora disinquinate, per la presenza nel sottosuolo di rifiuti tossici contenuti in centinaia di fusti, che, a quanto ci risulta, mai rimossi. A deciderlo fu proprio il Comitato Tecnico Scientifico per il disinquinamento, nella seduta del I° ottobre 1976, a pochi giorni dallo scoppio della colonna di arsenico. “L’ANIC, è riportato nel verbale, comunica che procederà al disinquinamento delle aree dello stabilimento con stivaggio del materiale nocivo in fusti che verranno cementati in apposite vasche in cemento stagne e sepolti con calcestruzzo. Individuate tre zone inquinate: a – Area dello stabilimento; b) – Area perimetrata dai Comuni di Manfredonia e Monte Sant’Angelo; c) – Area esterna alla zona B”. Se, anche il sottosuolo dell’isola 12 custodisse detti rifiuti, verrebbe da chiedersi: come è stato possibile prevedere la realizzazione di un impianto di tale portata, senza averlo preventivamente bonificato? Stessa domanda per gli altri insediamenti esistenti.. Purtroppo, le vie della politica sono infinite. Ma il paradosso che, in questo particolare momento sconvolge i sani di mente, è la esistenza di un apprezzabile, quanto realizzabile progetto di governo, presentato in un pubblico comizio, dal Movimento ”La Città Nuova” – Monte Sant’Angelo Civica, nel lontano maggio 2017, con proposte strutturali che possono cambiare i destini produttivi e paesaggistici della Piana di Macchia,. Tre le proposte, che possono così riassumersi: 1) – LA COSTA: Piano delle coste. Messa in sicurezza delle falesie. Piano urbanistico generale. Parco Pubblico Naturale lungo gli 11 km. della costa di Macchia. 2)AGRICOLTURA: Progetto Piana degli ulivi. Organizzazione di una filiera del prodotto olio a condizioni di strategia di commercializzazione e marketing comuni per i produttori. Uno dei problemi della Piana di Macchia è la proprietà molto frazionata e tra le priorità del progetto c’è anche quella di mettere in atto delle strategie per spingere i privati ad aggregarsi o a cedere una parte dei terreni per l’utilizzo agricolo. In detto Piano è prevista anche la creazione di un prodotto da rivolgere direttamente agli utenti del turismo di Monte Sant’Angelo, (aggiungeremmo, Manfredonia e Mattinata), per attivare una relazione virtuosa tra produttori, distributori e acquirenti nella logica del chilometro zero. 3) INDUSTRIA: Coinvolgere la parte a sud della Piana di Macchia, al fine di coniugare la vocazione agricola e turistica del territorio con l’attività di tipo industriale, a condizione che si proceda rapidamente e con efficacia al completamento delle operazioni di bonifica del Sito d’Importanza Nazionale (SIN), ex Enichem. e solo con l’individuazione di imprese che rispondano a un modo nuovo di fare industria, basata sull’HI-Tech e sulla sostenibilità sia del processo produttivo che del prodotto”. Un progetto bellissimo che, a nostro avviso, si sposerebbe molto bene con il territorio. Supponiamo, partorito dalla mente dei giovani, che meriterebbe tanta attenzione e considerazione da parte di quella politica che, fino ad oggi, con cecità, insipienza e avidità, ha fatto scelte scellerate, distruggendo una Piana che poteva diventare un’altra Valle dell’Eden, cambiandone la fisionomia socio-economica e politica, restituendole la sua vera vocazione, agricola, turistica e industriale, ma quella sostenibile. Questo è ciò che da anni reclamano, ai quali la politica ha sempre negato e che deve dare risposte concrete, creando opportunità sul proprio territorio Purtroppo, si è continuato a perseverare nell’errore, l’aver impiegato una enorme risorsa economica per la realizzazione dell’impianto (MPS), senza considerare altre opzioni, come questa, ad esempio. Si sarebbe potuto ricorrere al recovery fund, per rifinanziare il progetto di ampliamento della strada Manfredonia-Mattinata, già finanziato  nel 2009, costo: 1.400.000 euro e mai realizzato. La messa in sicurezza della costa, dopo la caduta di parecchie falesie che attendono da anni di essere sistemate, Non sarebbe, quindi, giunto il momento di cambiare registro e, per una volta, ascoltare la voce disperata dei… “figli migliori della nostra Capitanata che, ammaestrati dal passato, desti e fieri della propria grandezza, avranno tanta forza di scuotere il giogo dell’antico fato per rivolgersi con amore alla propria terra che oggi guardano da tergo diffidenti e tristi per colpa di chi li vollero miseri e negletti” (Raffaelllo di Sabato),.da: “Il Porto di Manfredonia nella vita economica della Capitanata” Ed. 2008. Non sprechiamo questa occasione. Adesso, o…mai più!.

Matteo di Sabato

Redazione M.
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