Martedì 3 Agosto 2021

Con una nota la Seasif presenta il suo progetto nell’area portuale di Manfredonia

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La Seasif Holding Ltd recentemente è stata destinataria di numerose attenzioni da parte di testate giornalistiche locali, cartacee e digitali, verosimilmente per effetto del suo interessamento allo sviluppo industriale del territorio di Manfredonia e Monte Sant’Angelo.

Attenzioni che hanno ingenerato non poche incertezze e sembrano aver addirittura allarmato alcune associazioni territoriali, ambientalistiche e non.

Per tali ragioni, a tutela della propria immagine e reputazione internazionale, ma anche e soprattutto a beneficio della collettività tutta, la Seasif intende fornire alcuni chiarimenti.

L’iniziativa di sviluppo industriale promossa, attualmente al vaglio degli Enti interessati (Autorità di Sistema Portuale ed ASI di Foggia), prende le mosse dall’interesse mostrato per i nastri trasportatori, che ha spinto il Gruppo ad ipotizzare un programma di sviluppo dell’intera area industriale, ivi incluso lo stesso Bacino AF.

La Seasif si è quindi proposta (attraverso due società interamente partecipate dal Gruppo – Terminal 107 e Geochem) quale terminalista concessionaria di tre delle diverse banchine presenti nel porto, e quale soggetto realizzatore di un comparto industriale di differenti attività, strumentali e complementari allo sviluppo dell’operatività del porto industriale di Manfredonia e dell’area circostante. Un investimento complessivo di circa 300 mln di euro per almeno 200 unità lavorative iniziali (oltre 800 le proposte già pervenute alla mail della scrivente).

L’area retroportuale di interesse è area demaniale di competenza dell’ASI, attualmente in stato di abbandono e degrado da oltre 20 anni, situata attorno ad i nastri trasportatori ed alla linea ferroviaria ora in disuso (impianti che la Seasif ha già dichiarato di voler contribuire a ripristinare a fronte delle sue capacità e competenze economiche tecniche e logistiche).

Le ipotesi di impianti industriali suggerite sono differenti.

a) impianto di lavorazione della bentonite e di lavorazione di polimetalli, più strettamente connesse all’utilizzo dei nastri trasportatori ed alla riqualificazione dell’area industriale sotto il profilo della logistica e della ridistribuzione.

Trattasi di materiali non tossici, di estrazione mineraria (che non avviene in Italia), i quali a processo di lavorazione ultimato (non effettuato in loco), saranno utilizzati a vari scopi in ambito industriale (ad esempio, la bentonite, per mettere insicurezza miniere ed anche pozzi petroliferi; i polimetalli, nel settore della componentistica digitale e tecnologica).

Gli impianti che si propone di realizzare cureranno, in particolare, la sola prelavorazione di questi materiali, attraverso trattamenti di prelavaggio ad acqua (a freddo, senza additivi chimici, senza scarico a mare) a ciclo chiuso, per la separazione e ricompattazione dei diversi materiali grezzi, ai fini del loro rilancio per i destinatari utilizzatori finali.

b) Impianto di produzione di biocarburanti, di depurazione dell’aria ed un deposito di LNG, funzionali allo sviluppo del porto industriale e non strettamente connessi alle attività industriali di cui innanzi.
Sono attività volte per un verso al rifornimento di navi (al fine di favorire l’attracco al porto e l’incremento delle opportunità commerciali per tutta l’area), per altro verso alla produzione di componenti bio per carburanti ordinari che nei prossimi anni saranno obbligatorie in misura percentuale notevolmente maggiore rispetto a quelle attuali, prodotti attraverso un processo innovativo di elettrolisi, attraverso il recupero delle emissioni circostanti l’area, senza l’impiego di componenti inquinanti e senza l’impiego di ulteriori componenti fossili, quali metano e similari.

Sono attività, quindi, in linea con le direttive comunitarie e le leggi di recepimento italiane, già in vigore, assolutamente green ed ecosostenibili, che hanno come obbiettivo ulteriore di fungere da polo attrattivo per tutto il traffico navale che transita davanti al golfo di Manfredonia, vero motore commerciale per tutto lo sviluppo dell’area industriale e del suo indotto (anche come polo logistico di organizzazione e smistamento per i più grossi dealers internazionali; basti pensare che Foggia, nell’ultimo anno, è stata quotata la terza città del Sud per acquisti on line).

Ad ogni buon conto, preme effettuare un duplice ordine di precisazioni, già formulate all’ASI di Foggia, ma anche alla Stampa (Gazzetta del Mezzogiorno, Corriere del Mezzogiorno).

Innanzitutto, la Seasif non ha mai dichiarato di voler interferire con le attività già insistenti nella area portuale e retroportuale di competenza dell’ASI di Foggia, né di sostituirsi agli operatori del territorio. Anzi, come più volte manifestato, e come è stato riscontrato, ne ha sempre ricercato la collaborazione e disponibilità.

In secondo luogo, ed all’esito delle voci raccolte sul territorio, già contrarie ad altri depositi di Gpl in zona (quali quello dell’Energas, benchè notevolmente differenti da quello proposto), la Seasif ha dato già ampia disponibilità ad accantonare lo sviluppo della parte di progetto relativa al deposito LNG (ed annesso rigassificatore).

Quanto innanzi, nella speranza di poter contribuire a dare maggior chiarezza in merito all’interesse ed alle proposte avanzate dalla Seasif, che nulla celano se non la volontà di fare impresa e di contribuire allo sviluppo ecosostenibile di una area industriale da troppo tempo trascurata, a discapito di tutta la collettività.

SEASIF HOLDING Ltd

 

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