Giovedì 6 Maggio 2021

L’urlo silenzioso dei prigionieri della Dad

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Sono seduta qui da cinque mesi e non ce la faccio più. I professori pensano a completare il programma, a fare le interrogazioni e a programmare compiti, ma noi non ce la facciamo”. A parlare è un’alunna di scuola superiore che manifesta il suo disagio dietro ad una telecamera che forse le fa da scudo per dire cose che in presenza forse non direbbe. “Ogni giorno la stessa cosa, mi alzo faccio colazione, seguo le lezioni tutta la mattina, pranzo, faccio i compiti, ceno e vado a dormire, la mattina dopo ricomincia daccapo e così ogni giorno” dice una compagna. “Sono preoccupata, andavo bene nel primo quadrimestre, adesso i miei voti sono calati, non so se ce la farò a recuperare; a questo si aggiungono le preoccupazioni familiari…” aggiunge un’altra ragazza. Questi sono solo alcuni dei commenti di alunni in dad da novembre, ma è anche l’urlo silenzioso di tutti i ragazzi e le ragazze che in quest’anno scolastico 2020/21, dopo quello precedente, hanno dovuto interagire a distanza, non solo con la scuola ma anche con gli amici. Mancano come l’aria quelle presenze con cui scherzavano in classe, facevano il tragitto verso la scuola, rientravano a casa; e poi le chiacchiere, l’aria aperta che facevano sembrare tutto più leggero, anche le spiegazioni degli insegnanti. Il senso di smarrimento che proviamo un po’ tutti dopo un anno intero di chiusura, nei ragazzi è ancora più forte. La socialità, il confronto con i pari, le prime esperienze sentimentali e perfino l’emulazione sono cose importantissime durante il periodo dell’adolescenza e invece della giovialità, dell’allegria e a volte anche della sfacciataggine i nostri ragazzi manifestano stanchezza, incertezza e preoccupazione. Non solo la preoccupazione di essere infettati, ma il timore che tutto non tornerà come prima. “Ma come, ragazzi, non avete visto in Gran Bretagna? Si sono vaccinati e adesso escono e fanno sport. E in Israele? Vanno nei bar e stanno tutti insieme, torneremo a farlo anche noi, vedrete! L’anno prossimo ci ritroveremo a scuola senza mascherine!”, cerca di consolarli l’insegnante. Le telecamere accese, di solito spente per non consumare giga, mostrano le loro facce non molto convinte, la tristezza che si legge nei loro volti fa stringere il cuore. Questa pandemia non solo ci ha portato via tanti cari, ma ha rubato un anno di vita, di esperienze e di conoscenza ai nostri figli, che comunque stanno crescendo. E questo la pandemia non può impedirlo. Per quanto gli insegnanti si facciano in quattro per rendere le lezioni più leggere con l’app divertente, con i video e con i giochi a quiz, e con qualsiasi altro mezzo a disposizione, niente potrà risarcire ai prigionieri della dad i giorni di vita perduta.

Mariantonietta Di Sabato

Redazione R.
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