Martedì 19 Ottobre 2021

Dopo gli annunci trionfalistici l’auto-ridimensionamento

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Indubbiamente questa tornata elettorale sulle rive del golfo adriatico, si caratterizza per l’incertezza e la provvisorietà delle situazioni. Una condizione che non conforta più di tanto, anzi induce a pesanti e deludenti considerazioni.

Nei giorni scorsi ci sono stati i trionfalistici annunci di roboanti coalizioni con a corredo tanto di liste (si è fatto a gara a chi ne aveva di più) che facevano ritenere chissà quali adesioni in termini di candidati consiglieri a sostegno del sindaco di riferimento. Per la verità la sola indicazione delle etichette delle liste per la gran parte messe in campo per l’occasione, lasciavano ampi spazi a considerazioni niente affatto incoraggianti. Ed ecco le prime défaillance.

“Manfredonia che funziona” e “Solidarietà sviluppo solidarietà” che facevano parte del lotto di sei liste della cordata candidato sindaco Raffaele Fatone, hanno confluito «le proprie forze» in un’unica lista a sostegno del candidato Fatone. Il gruppo si è pertanto ridotto da sei a quattro liste. Un ridimensionamento dovuto essenzialmente al non raggiunto numero di candidati tale da giustificare più liste. Ora si attende la seconda verifica, quella della pubblicazione delle liste che consentirà di verificare quantità e qualità degli iscritti.

Una esigenza, quella di riempire le liste, che tocca un po’ tutti gli schieramenti. Come ad esempio il PD che ha rotto gli indugi e ha presentato il simbolo della civica all’ombra del quale si presenterà nel gruppo che sostiene Gaetano Prencipe: “Progressisti dem Manfredonia”. Una gestazione alquanto difficile dal momento che hanno imbarcato Partito democratico, Articolo1-MDP, Rifondazione comunista, Europa Verde-Verdi Manfredonia a cui si aggiungono – rivela la nota di comunicazione – «espressioni del civismo come Pop-Officine popolari». È il “cambiamento” inteso dai dem. (Ma dopo le elezioni quei partiti tornano single?).

La prova evidente delle estreme difficoltà in cui si dibatte il fu glorioso Partito democratico, ultima sigla delle diverse attraverso cui è passato il vecchio PCI. Che i nuovi dirigenti dem (quali sono?) hanno giustificato con un arzigogolato giro di parole come le prossime elezioni amministrative siano «l’occasione per sperimentare un nuovo modo di rappresentare l’articolato mondo di sinistra». “Sperimentazione” dunque tutta da verificare.

Contrariamente alle edizioni elettorali passate quando si doveva brigare per entrare in lista tanti erano gli aspiranti, in questa tornata pare che non ci sia questo affollamento. Le voci circolanti dicono di segreterie dei vari schieramenti impegnate a contattare qua e là per racimolare persone valide da inserire in lista. Il ritardo nella loro pubblicazione a poco più di un mese dal termine utile per la presentazione, attesta questa problematicità che si ripercuote sul plafond di voti necessari per essere eletti. La caccia all’accaparramento del voto è assillante. Secondo esperti di votazioni degli ultimi tempi, “contano molti i soldi”.

L’auspico naturalmente è che non sia così e che il voto sia espresso liberamente. Un voto di credito attribuito a ragion veduta, dopo aver analizzato e valutata la proposta programmatica e personale dei vari schieramenti. Agli elettori dunque la responsabilità di discernere la giusta via da indicare per una opportuna transizione etica-politica.

Michele Apollonio

 

 

 

 

 

 

 

 

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