Domenica 5 Dicembre 2021

Elezioni amministrative a Manfredonia: un cambiamento richiesto, atteso, desiderato, sperato, spronato, voluto, urlato, pregato, necessario, che non c’è, anche là dove sembra esserci

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Le elezioni amministrative sono un fenomeno sociale, indice e specchio della realtà sociale locale, della sua statica e dinamica. E come tale va, quindi, analizzato, studiato, capito per quanto è  possibile. Ogni analisi minimamente scientifica e sociologica non può  che partire dai dati quantitativi, i quali di per sé stessi non dicono niente, non parlano, sono muti, fotografano semplicemente una situazione, oggettiva, indiscutibile. È  la loro interpretazione che  dà  un significato ed un senso ai dati. L’interpretazione, però, è  un procedimento  soggettivo, non è  altro che una operazione logica-deduttiva, a partire dai dati. Dipende dal punto di osservazione, dal punto di vista socioculturale e politico di chi osserva ed interpreta, dai suoi pregiudizi ed aspettative, per lo più  inconsapevoli , dalle ipotesi precedentemente formulate in modo esplicito ed implicito, dalla teoria scientifica  e visione del mondo di riferimento.

Perciò, nel procedimento scientifico per tener conto di quanto sopra e superarne almeno in parte i limiti , si formulano esplicitamente e preventivamente  le ipotesi, in modo da misurare i dati rispetto alle ipotesi date, e si formula una interpretazione intersoggettiva, la più  ampia possibile, a sua volta soggetta e sottoposta alla attenzione e critica di tutta la comunità  scientifica competente.

Inoltre per una corretta interpretazione è  necessario leggere i dati ed analizzarli all’interno del contesto e della situazione specifica ed in relazione ai dati precedenti della stessa specifica situazione. Es., le elezioni amministrative  di Manfredonia nel 2010, 2015, 2021, non a Cerignola e/o  a San Severo.

LE ELEZIONI A MANFREDONIA HANNO ESPRESSO UN CAMBIAMENTO, UN MODO NUOVO DI VOTARE E FARE POLITICA?  UNA QUALCHE FORMA DI RINASCITA?

L’ipotesi che vogliamo verificare è: le elezioni a Manfredonia hanno espresso un cambiamento, un nuovo modo di votare e fare politica? Una qualche forma di rinascita? Ovviamente questa ipotesi nasce e risponde alla diffusa, se non totale,necessità e aspettativa di cambiamento  voluto, affermato, spronato, desiderato e sollecitato, visto le disagiate e difficilissime condizioni di vita della città, prodotte e specchiatesi nello scioglimento drammatico del Consiglio Comunale.

L’idea sottesa è  che un cambiamento elettorale, un nuovo  modo di votare e fare politica possa contribuire ad una RINASCITA, personale e collettiva, etica,sociale, economica e culturale di Manfredonia.

Analizziamo i dati, singolarmente e nel loro insieme, per rispondere a questa domanda/ipotesi.

LA RILEVANTE ASTENSIONE AL VOTO.

Il primo dato fortemente significativo ed evidente è  il consistente astensionismo. Il 39% degli elettori non è  andato a votare. Anzi, se si contano  le schede bianche e nulle, i voti validi sono 27416 su 48694 elettori, circa il 56%, e, quindi, il 44% non ha votato o, similmente, ha espresso un voto inutile.

Questo dato è  da considerare sicuramente non rispondente alla ipotesi di cambiamento. Infatti, l’astensionismo, cioè  il non esercizio del diritto/dovere al voto garantito dalla Costituzione, pur avendo diverse ragioni, esprime prevalentemente, come hanno rilevato e dimostrato varie ricerche sociologiche, una GENERALE E SCARSA FIDUCIA NELLE ISTITUZIONI E NEI PARTITI, sfiducia, cioè, nella politica, nella possibilità che la situazione e la politica stessa possa cambiare e guardare realmente più  al bene comune che agli interessi particolari e personali. Astensionismo significa anche sfiducia in se stesso, nel potere decisionale del voto singolo e riduce il senso e lo spazio della democrazia.

Il  ragionamento sotteso, là  dove si riesce ad esplicitarlo dentro e fuori di sé e non resta una nebulosa sensazione o un emotivo rigetto, è: NON SERVE ANDARE A VOTARE , TANTO NIENTE CAMBIA. CONTINUERANNO A DECIDERE I SOLITI “PROFESSIONISTI DELLA POLITICA”, SENZA ARTE NE’ PARTE, FACENDO I PROPRI INTERESSI PERSONALI, PARTICOLARI E DI LOBBY, OCCUPANDO IL GOVERNO DEL COMUNE, CIOÈ  UNA ISTITUZIONE CHE NASCE E SI STRUTTURA PER ESSERE AL SERVIZIO DI TUTTI, E, PERCIÒ, GARANTIRE E TUTELARE I PIÙ DEBOLI.

Questa tendenza all’astensionismo è  in aumento progressivo, visto che nel 2015 votarono circa il 67% degli elettori, con un calo dell’8,70% rispetto alle amministrative del 2010.

Quindi, per quanto sopra detto, è  in aumento la non partecipazione della cittadinanza e, quindi, la sfiducia.

Ciò è ancora più  marcatamente negativo ,se si considerano la presenza attiva e gli appelli dei numerosi candidati sindaci, le tantissime liste, i numerosissimi candidati consiglieri (circa 470), che teoricamente avrebbero dovuto stimolare una maggiore partecipazione.

L’ASTENSIONISMO E’ UN SOSTANZIALE RIFIUTO DELL’APPELLO DEL VESCOVO: RIALZATI MANFREDONIA?

La cosa ancora più  grave deducibile dai dati sopra indicati sembra essere la totale assenza di ascolto, il non accoglimento ed il sostanziale rifiuto dell’appello continuo, ripetuto,  insistente del Vescovo, Padre Franco, alla partecipazione attiva, al risveglio, al RIALZATI MANFREDONIA. Appello che non è  stato un semplice parlare, ma si è  strutturato in una serie di concrete iniziative, forse le uniche, di riflessione,di approfondimento, di sensibilizzazione e mobilitazione della CHIESA LOCALE sulle questioni più  significative che bloccano e che impediscono al territorio uno sviluppo sano ed equilibrato, di maggior benessere per tutti e non solo per alcuni.

LA CHIESA LOCALE SI È  SPORCATA LE MANI, E ‘ USCITA FUORI DAL TEMPIO, HA LANCIATO E COSTRUITO UN MESSAGGIO DI RINASCITA E DI SPERANZA, PER PROMUOVERE PARTECIPAZIONE ATTIVA E SENSO DI COMUNITÀ. Non è  casuale che Padre Franco abbia dedicato le sue tre lettere pastorali a questa azione di risveglio della coscienza personale e collettiva della città. Con IL SEMINATORE USCI’ A SEMINARE, AMATO GARGANO, e, ancor più, CON CRISTO TRASFIGURATI: per un Territorio e Popolo di Trasfigurati ha indicato evangelicamente e socialmente la necessità  di un profondo cambiamento personale e comunitario  e di un impegno eticamente forte per una città, un Gargano, più  vitale, più sano, più uguale, e, quindi, più  attento e vicino ai periferici, ai fragili, ai più  deboli.

QUESTO MESSGGIO E’  STATO SOLO UNA VOCE NEL DESERTO? LA CHIESA LOCALE NON RIESCE AD INCIDERE SULLA COSCIENZA E LA REALTÀ  SOCIALE DEL NOSTRO TERRITORIO, forse troppo compromesso e bloccato da vincoli distorcenti? Forse la situazione è troppo incancrenita? O forse occorrono nuovi strumenti di intervento? Su questo è fondamentale fare una specifica riflessione dentro e fuori LA CHIESA LOCALE.

BALLOTTAGGIO: PERDITA DI CONSENSO E DI FIDUCIA NEL CENTRO SINISTRA

A riguardo c’è da dire prioritariamente che al ballottaggio sicuramente aumenterà l’astensionismo, tanto da poter ragionevolmente ipotizzare che supererà il 50%. Perciò chiunque vincerà sarà eletto da poco più del 25/30%  dell’elettorato, e, pertanto, sarà scarsamente rappresentativo della cittadinanza. Il che non è  certamente indicatore del cambiamento sperato.

Cerchiamo, quindi di capire il reale  significato del ballottaggio, aldilà dell’apparenza, per ciascun dei contendenti in campo e per la città tutta.

Il secondo dato più significativo dell’elezioni amministrative a Manfredonia nel 2021 è il fatto che il Centro Sinistra, variamente articolato, la rete civica e democratica raccolta intorno al candidato Sindaco Gaetano Prencipe ha preso solo il 26,2% dei voti e, quindi, è costretto ad andare al ballottaggio contro Gianni Rotice, che ha preso circa 26%. Nel 2015 il Centro Sinistra ha preso con Riccardi il 58% circa, nel 2010 sempre con Riccardi (9 liste), il 72% circa, nel 2005 con Campo (10 liste) il 76%. Nel 2000 sempre con Campo (7 liste) totalizzò al primo turno il 43,62% con il 29,84% di Foglia (Centro Destra), il quale, schierando 10 liste di supporto (le sette iniziali più le tre degli altri candidati Sindaci, Dicembrino ed Ognissanti) perse per soli 970 voti di scarto (48,08% contro 51,92% di Campo). Nel 1995 G. Prencipe si impose al primo turno con il 51,69% con 6 liste, lasciando alle spalle Dicembrino, Renzullo, Di Sabato, Caratù, Simone.

Quindi, dopo 21 anni il Centro Sinistra va per la seconda volta al ballottaggio, ma con la percentuale di voti più bassa mai avuta. Ovviamente questo dato esprime la perdita di consenso, di fiducia e di credibilità del Centro Sinistra, in particolare del PD.

La domanda è: questo calo di consenso del Centro Sinistra esprime volontà di cambiamento? Da chi, dove e come? Dal Centro Destra? Dagli altri candidati sindaci? Analizziamo punto per punto.

IL CENTRO DESTRA AL BALLOTAGGIO: DISCONTINUTA’ ED INNOVAZIONE

E’ fuori di ogni dubbio che il terzo dato significativo dell’elezioni amministrative a Manfredonia è il successo del Centro Destra che con Gianni Rotice riesce ad andare al ballottaggio dopo 21 anni di dominio del Centro Sinistra, avendo preso il 26% circa dei voti.

Questo risultato è una discontinuità rispetto al passato ed esprime, quindi, una innovazione politica. Ci chiediamo: a cosa è dovuto? Se e quale cambiamento esprime? Facendo un analisi più particolareggiata, si evidenzia che questo risultato è dovuto soprattutto alle cosiddette liste civiche “Strada Facendo”, 2.989 voti, (10,90%) e “Io Voto Gianni” 547 voti, (2%) ed in parte a Forza Italia chi ha preso 3.023 voti, il 11% circa, in aumento  rispetto al 2015 quando aveva preso 2.296 voti, il 7,50% circa.

A tal fine si sottolinea che la  lista civica è tale se è espressione di un movimento, un’associazione, un gruppo di persone che si impegnano pubblicamente e con una certa continuità, anche solo su particolari e parziali problematiche cittadine di tipo sociale, culturale, ricreativo, di volontariato, politico, ecc. Perciò le liste civiche sopra indicate sono da considerare impropriamente tali; in realtà sono liste personali, nel loro doppio significato, perché costruite appositamente da Rotice e perché espressione di interessi economici, professionali, legami famigliari e clientelari.

Pertanto, più che espressione di cambiamento e di dinamismo nella società locale, tali liste esprimono la forza, il potere nella città di un imprenditore e della rete famigliare, sociale ed interessi economici ed professionali che rappresenta. È un potere di una persona, di un individuo che può essere visto, simbolicamente, come un potere di una elite, un gruppo sociale che occupa un ruolo importante, dominante e di peso nella comunità cittadina. Ritengo che sia positivo che questo potere, per lo più implicito e sotterraneo, emerga; ma ciò non è un dato nuovo, espressione di un cambiamento nella struttura e dinamica sociale, ma è semplicemente l’emersione di uno dei meccanismi con cui Manfredonia è stata e viene  diretta e governata nella realtà sociale e quotidiana ed anche nelle istituzioni stesse.

In conclusione tale discontinuità ed innovazione elettorale/politica non è un cambiamento socio-culturale, ma al massimo, forse, una possibilità del cambiamento stesso, a certe condizioni, come  vedremo successivamente.

FINE PRIMA PARTE                                                                                                      

Silvio Cavicchia

 

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