Martedì 18 Gennaio 2022

“NON È NORMALE CHE SIA NORMALE”: gli studenti della Perotto contro la violenza sulle donne

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Del 25 novembre, Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne, si è detto tanto eppure non è mai abbastanza. Vorremmo un mondo in cui una giornata deputata a tale tematica non sia necessaria, ma purtroppo siamo ancora ben lontani dal raggiungere questo obiettivo. È un giorno che fa male, perché ci sbatte in faccia la consapevolezza che se abbiamo ancora bisogno del 25 novembre è perché la violenza di genere è ben radicata e, come tale, difficile da estirpare. Per disinnescare tutte quelle dinamiche che portano alla violenza, fisica e psicologica, bisogna passare necessariamente dall’educazione. La scuola quindi si pone come un luogo ideale per seminare i concetti di rispetto, non violenza, amore, equità e per far nascere delle riflessioni mature, spesso più mature di quelle che concepiscono gli adulti. Un esempio concreto e virtuoso di come le nuove generazioni possano fungere da portavoce di questa educazione al rispetto ci è dato dagli studenti delle classi terze della scuola “Perotto” della nostra città. I ragazzi, diretti e coordinati dalla professoressa Barbara Bottalico, sono i protagonisti di un video dal forte impatto visivo ed emotivo, realizzato proprio in occasione del 25 novembre. Il rosso è il filo conduttore del video: rossi sono i rossetti sulle labbra delle ragazze, ma rossi sono anche i segni sui loro volti, frutto della violenza. Tra tutte, forse la cosa che colpisce di più è la compresenza di ragazzi e ragazze. La mano dei ragazzi è quella che batte un pugno violentemente sul tavolo, ma è anche quella sulla quale leggiamo l’imperativo NO!. I segni rossi sulle facce delle ragazze sono gli stessi che colorano i visi dei ragazzi. Questo ci fa capire che una vera svolta nella battaglia contro la violenza di genere è rappresentata dalla collaborazione tra sesso maschile e femminile. In seguito alla realizzazione del video, agli studenti protagonisti è stato chiesto come si sono sentiti durante e dopo il progetto. Le riflessioni che sono emerse mettono i brividi e insegnano agli adulti che gli adolescenti hanno un mondo dentro, che spesso viene bistrattato e che invece andrebbe valorizzato. Angelica, Antonio, Christian, Ilaria, Raffaela, Giuseppe e Andrea ci insegnano a vedere il tutto da un’altra prospettiva. I primi sentimenti che sono emersi dalle loro parole sono quelli di rabbia e sconforto, un senso di impotenza di fronte a un qualcosa di molto grande. Tuttavia, tutti hanno riconosciuto l’utilità del progetto, consapevoli del fatto che forse con un video non si possono cambiare le sorti del mondo, ma che è comunque indispensabile parlarne. Gli studenti hanno poi aperto le porte della loro quotidianità e hanno parlato in modo candido e puro delle loro apparentemente piccole, ma in realtà grandi battaglie. Una ragazza ha denunciato che la violenza lei e le sue compagne la vivono quotidianamente, ad esempio con le battutine da parte dei loro compagni. Alcune volte questi atteggiamenti vengono accettati pur di non essere etichettate come rigide, pur di rimanere nello status quo. Di rimando, i ragazzi hanno detto che alcuni atteggiamenti sembrano quasi dovuti da parte del sesso maschile, e quindi distaccarsi da queste dinamiche viene visto come una mancanza di virilità. La consapevolezza da parte del sesso maschile è già un ottimo segnale, poiché conferma la loro voglia di cambiamento. Infine, una ragazza ha sostenuto una tesi molto interessante, secondo la quale la violenza degli uomini sia conseguenza del fatto che essi in realtà temono le donne, temono la loro forza. Alla fine del dibattito è stato proposto ai rappresentanti delle classi terze di diventare le sentinelle della parità di genere nelle classi, di monitorare le situazioni e di incontrarsi una volta al mese alla panchina della gentilezza per fare il punto della situazione e domandarsi: a che punto siamo? In questo modo il 25 novembre non rappresenta solo un giorno isolato e simbolico, ma l’inizio di un qualcosa di concreto. Gli adolescenti non sono persone insensibili e superficiali come spesso si è portati erroneamente a credere, bensì sono persone che hanno tanto da insegnarci. Hanno voglia di parlare, di urlare, di cambiare quelle dinamiche che sono accettate come normali, ma che invece sono sintomo di profonda disparità. Gli adolescenti ci insegnano che “si è sempre fatto così” non deve essere una motivazione per rimanere impantanati negli stessi problemi, ma una spinta per attuare una rivoluzione emotiva e sociale. Ben vengano quindi queste bellissime iniziative, ben vengano i primi piani intensi degli occhioni dei ragazzi nei video di denuncia come questo, ben vengano i loro NO. Loro no, non ci stanno e noi dobbiamo starli a sentire se vogliamo davvero che qualcosa cambi.

Per la realizzazione del video si ringrazia, oltre alla già citata professoressa Barbara Bottalico, la Dirigente Scolastica Elisa Catta, tutto il corpo docenti e, ovviamente, tutti gli studenti protagonisti del video.

 

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