Uno straordinario successo di pubblico e di critica quello della mostra fotografica “Ritratti di resistenza” allestita presso il chiostro di Palazzo S. Domenico. L’esposizione, inaugurata il 27 luglio e inizialmente programmata per concludersi il 3 settembre, è stata prolungata fino al 5 ottobre, data di chiusura del “Manfredonia Festival”, grazie all’affluenza inaspettata di visitatori che hanno richiesto di poter continuare a fruire dell’esposizione. Autore della mostra è l’eclettico Leo Guerra che da oltre trent’anni ha fatto della fotografia la sua ragione di vita, spaziando dall’immagine alla comunicazione visiva. Formatosi negli anni novanta presso il Centro di fotografia sperimentale “Il paese degli Specchi” di Bologna, Guerra ha collaborato con importanti realtà del settore moda e design. Dal 2014 è anche formatore ed esperto esterno, con la Laurea Magistrale in Cinema e New Media Art presso l’Accademia di Belle Arti di Foggia. La mostra appena conclusa ha rappresentato una sintesi della pluriennale passione dell’artista per la fotografia attraverso un progetto ambizioso che ha affrontato un tema di grande attualità e forte impatto visivo: la donna protagonista di storie di resistenza. “Una fotografia che ascolta” è stata la filosofia che ha guidato il lavoro di Guerra, dove il ruolo della luce si è rivelato fondamentale. L’autore ha scelto di dare un’illuminazione drammatica ma colorata, quasi teatrale, a volte morbida, a volte tagliente, per creare un contrasto emotivo e narrativo capace di esaltare i tratti del volto senza edulcorarli. Per l’artista la luce è servita a scolpire le emozioni, a far emergere ciò che normalmente rimane invisibile: uno sguardo spezzato, una ruga, un tremore. Le ombre non sono state considerate errori, ma parte integrante della storia raccontata. Le immagini esposte sono state rappresentate attraverso una fotografia che ha saputo ascoltare senza giudicare, senza drammatizzare, senza spettacolarizzare. Una fotografia che ha restituito spazio e voce, invitando il pubblico a fermarsi, a interrogarsi, a provare empatia. Come ha sottolineato l’autore: “Solo quando un volto ti tocca davvero, possiamo iniziare a comprendere la storia che porta con sé”. La conclusione della mostra “Ritratti di resistenza” segna un momento importante non solo per la carriera artistica di Leo Guerra, ma anche per il panorama culturale di Manfredonia. Il successo ottenuto dalla mostra testimonia la sensibilità del pubblico verso temi di grande rilevanza sociale e la capacità dell’arte di creare ponti di comprensione e dialogo nella comunità. L’artista ha già annunciato che altri progetti fotografici sono in cantiere, lasciando presagire nuove occasioni di incontro tra arte e territorio.
Matteo di Sabato
