A Borgo Mezzanone, tra baracche e degrado, la vita scorre ai margini dello Stato. Centinaia di persone vivono in condizioni inaccettabili, in un insediamento informale che da anni è simbolo di abbandono. Oggi il caso torna a far discutere, ma solo per l’ennesimo scontro politico. Il sindaco di Manfredonia, Domenico La Marca, accusa il Governo: “I 54 milioni di euro del PNRR destinati al superamento del ghetto non sono mai arrivati per responsabilità del centrodestra. I tempi erano strettissimi, il decreto non è mai stato attivato e
nessuna proroga è stata concessa”. La Marca sottolinea come, nonostante le difficoltà, si sia lavorato per trovare soluzioni alternative: una rimodulazione dei fondi e la richiesta di interventi concreti, compresa la regolarizzazione dei permessi di soggiorno. Ma, dice, “Dal Governo, nessuna risposta”. Il consigliere comunale Matteo La Torre aggiunge che il progetto originario – 4 mila posti letto – era tecnicamente irrealizzabile in poco più di un anno. Si è così scesi a 1250 posti, con tempi più gestibili. Invitalia ha fatto un sopralluogo e fissato l’avvio dei cantieri non prima di marzo 2026. “Abbiamo preparato un piano B con la Regione, per salvare i fondi”, precisa. Di tutt’altro avviso il centrodestra locale: “La verità è che l’amministrazione ha perso 52 milioni per pura inazione. Sapeva delle scadenze, è stata avvisata dal Prefetto, ma non ha fatto nulla”. L’opposizione accusa La Marca di “trasparenza solo a parole” e “governare con slogan”, ignorando le proposte avanzate in consiglio comunale. Nel frattempo, Borgo Mezzanone resta com’era. Un luogo dove non valgono le regole che governano il resto del Paese. Una terra di nessuno abitata da chi fugge da guerre e povertà, ma trova accoglienza solo nel vuoto istituzionale. Due Italie. Una che proclama legalità e diritti, l’altra che li dimentica. E nessuna delle due, da decenni, ha saputo o voluto cambiare le cose.
Raffaele di Sabato
