Martedì 18 Gennaio 2022

Il Tesoretto di Manfredonia

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Arriverà a Manfredonia scortato da due ministri della Repubblica italiana: il ministro della giustizia Anna Maria Cancellieri, e il ministro dei beni culturali e delle attività culturali e del turismo Massimo Bray. Oggetto di tanta giusta attenzione un cofanetto di monete antiche, tra le più remote che si conoscano, risalenti al Quinto e al Terzo secolo avanti Cristo. Complessivamente 418 monete, la maggior parte, 413 di argento, solo 5 in bronzo. Un gruzzolo dal valore storico inestimabile, un reperto più unico che raro. Un cimelio preziosissimo che dopo 25 secoli di inimmaginabili peripezie torna a casa. Si, perché quella preziosissima reliquia di un passato tanto lontano è stata rinvenuta poco distante dalla Siponto romanica, nell’area dell’antica Arpi, in tempi molto più vicini a noi, nel 1952. Una rocambolesca vicenda tanto avventurosa quanto affascinante che si concluderà a Manfredonia il prossimo 3 febbraio con la consegna da parte per l’appunto dei due ministri, del prezioso forziere, nelle mani del sindaco di Manfredonia Angelo Riccardi e del soprintendente per i beni archeologici di Puglia, Luigi La Rocca, nel corso di una cerimonia che si terrà nel Museo nazionale archeologico sito nel Castello angioino.

La fantastica avventura di quelle monete battute da varie zecche (Taranto, Napoli, Eraclea, Sicilia), si fermerà qui, su queste sponde del golfo. Un tesoretto che andrà ad aggiungersi ad altre preziose collezioni di reperti antichi recuperate nel territorio sipontino e conservate nel Museo archeologico del Castello e nel Museo civico della Maddalena presso il Municipio.

Protagonista di questo prodigioso ritrovamento così come di quelli di due collezioni di vasi rinvenuti in zona e finiti qualche decennio fa nel Veneto, il sindaco Angelo Riccardi, dimostratosi particolarmente attento al recupero e alla valorizzazione della memoria sipontina-manfredoniana.

La storia prende le mosse il 20 maggio 2013 quando il sindaco scrive al soprintendente per i beni archeologici per la Puglia per avere notizie circa “un tesoretto monetale del territorio di Manfredonia” la cui esistenza aveva appreso navigando in internet.

Si apriva uno scenario rimasto alquanto affollato ma rimasto nell’ombra sul quale si sono andati muovendo Soprintendenze, vari Ministeri, ufficio del Genio civile di Foggia, Magistratura, il Museo criminologico di Roma ed anche privati. Una fitta corrispondenza per dipanare una matassa che nel tempo si era ingarbugliata parecchio.

In sintesi. Nel 1952 i carabinieri della Compagnia di Foggia sequestrarono un forziere contenente 1,550 chilogrammi di monete d’argento, rinvenuto nel corso di lavori agricoli nelle campagne di Arpi. Venne denunciato alla Magistratura per ricettazione il contadino che le rinvenne. L’uomo venne assolto, le monete confiscate dalla Procura della Repubblica di Foggia e consegnate alla Soprintendenza archeologica di Puglia. Iniziò una sorta di assedio a quel tesoretto per accaparrarsene il possesso. Vari enti avanzarono la richiesta. Anche la proprietaria del fondo ove le monete vennero ritrovare reclamò una “quota parte”. Nonostante l’orientamento prevalente fosse quello di destinarlo al Museo nazionale archeologico di Manfredonia, il tesoretto finì al Museo di criminologia di Roma che ha risposto picchè ad ogni richiesta di concederlo ad una istituzione museale in modo da renderlo fruibile al pubblico. Rifiutò persino all’Università di Bari il permesso di visionare le monete a fini di studio.

L’entrata in scena del sindaco di Manfredonia ha rimesso in discussione la legittimità del possesso delle monete sostenendo, supportato dalla Soprintendenza per i beni archeologici della Puglia, le ragioni di Manfredonia. Alla fine l’ha spuntata. Il tesoretto sarà rimosso dal Museo criminologico per essere trasferito nel Museo di Manfredonia ove si aggiungerà agli altri straordinari reperti in esposizione.

Michele Apollonio

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