Lunedì 21 Giugno 2021

Caro Sindaco

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Via quel muso, sorridi alla vita. Via la diffidenza dal tuo sguardo. Via al buon umore contagioso. Piazza un sorriso sul tuo bel viso. Via alle strette di mano. Via la scortesia dalla tua vita… e si potrebbe ancora continuare con le scritte che appaiono lungo il corso della nostra città, messe lì affinché nella vita buia torni ad affacciarsi il sole. Ma è anche un modo, ritenuto divertente da chi lo ha autorizzato, per smitizzare le iscrizioni marmoree. E vadano pure a farsi friggere quei Soloni di un tempo, che ostentavano altero cipiglio nella rigorosa denominazione delle strade. Tu mi dici, Sindaco, che sono finalmente passati quei tempi di spocchiosa serietà e, se non abbiamo strade che ricordino personaggi come Pertini, Berlinguer e La Pira, è perché ora la politica si è fatta lieve e rifiuta il peso delle ottenebranti dediche di strade agli uomini del passato. Perciò, viva la leggerezza delle nuove titolazioni!

E voi che mi leggete, non scandalizzatevi che anche il venditore sotto casa vostra possa dare il nome ad una via e, perché no?, perfino a una piazza; magari quella stessa dove lui vendeva con la moglie frutta e verdura, vociando per attirare i clienti.

A giusta ragione, la nostra Amministrazione ha gettato nel water la norma che, per dare un minimo di obiettività alla scelta, impone di intestare le strade solo a chi è morto da almeno dieci anni. Allora, se il padre dell’assessore alle attività cimiteriali è morto appena ieri, perché non potergli dedicare una strada? E perché non anche al cugino della moglie del capo di gabinetto del primo cittadino della città o allo stesso sindaco, quando sarà? Del resto c’è pure da rispettare la necessaria spartizione delle strade tra i partiti. E mica si può andare a verificare l’adeguatezza dell’intestazione, l’uno nella casa dell’altro!

Tu mi confermi tutto questo ed aggiungi che i cittadini condividono la vostra scelta e sono felici, come scritto sui muri del corso, giacché avremo pure i bagni pubblici chiusi o mal funzionanti, la cacca dei cani davanti alla porta, il lavoro scarso, disabili e anziani privi di assistenza, uno sport solo per pochi, l’igiene alimentare da spavento e controlli civici inesistenti, però almeno ognuno di noi può accarezzare il sogno di ottenere, da morto, una strada o una piazza a sé assegnata.

Gli unici a dolersene saranno i docenti che, quando gli alunni chiederanno spiegazioni sulle biografie di alcune denominazioni, saranno molto imbarazzati nel dare la risposta.

Cordiali saluti.

Italo Magno

italo@italomagno.com

Articolo presente in:
Piazza Duomo

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