Martedì 16 Aprile 2024

Il culto di S. Maria Maggiore di Siponto nel tempo

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Il popolo sipontino non ha mai smesso di venerare la Madre di Dio. Il suo nome vive nella storia, rinnova, perpetua tramanda la sua devozione che s’intensifica verso la metà del sec. XVI grazie a Fr. Dionisio De Robertis e all’Arc. Card. Orsini, poi Papa Benedetto XIII. Il culto della Vergine si esalta con la processione che vede la Sacra Effige portata in città, ricevuta dal Clero, dalle Autorità e da una marea di fedeli in preghiera. Sin dal 1715 le processioni s’intensificano in tempi di calamità, in particolare per la pioggia. La Sagra ha inizio intorno al 1840-41 a seguito dell’epidemia colerica che in quegli anni scoppiò in modo cruento nel napoletano, pestilenza che flagellò anche Manfredonia. Solo all’epoca dell’Arc. Vincenzo Taglialatela (1854-1879), la “Solennità della Festa” viene fissata al 30 di agosto. Il simulacro della Vergine prelevato dall’antica Cattedrale, è portato in processione al Duomo e, dopo i festeggiamenti, riportato a Siponto. Pratica, che non avviene solo in agosto. Dal 1927, tra i mesi di dicembre e gennaio di ogni anno, l’Icona raggiunge il Duomo in processione, per il “novenario”. Successivamente la Sagra inizia il 29 di agosto e termina il 31 con la solenne processione. Prima del definitivo trasferimento in cattedrale il 22 agosto l’Icona è portata in processione dalla Basilica di Siponto per la tradizionale novena. Il giorno dopo è riportata a Siponto. Fino al 1968, durante la processione il quadro della Madonna di Siponto è preceduto dai simulacri di S. Lorenzo Majorano, S. Filippo e S. Michele Arcangelo. MADONNA DI SIPONTO DOPO IL RESTAURO (Alfa Resauri)Oltre ad essere oggetto di venerazione, l’Icona è il cimelio più prezioso che Manfredonia custodisca. Risalente al XII sec., nel 1680 essa è ritenuta dal Cavaglieri: “opera del pennello di S. Luca”. Per questa ragione l’Arc. Tiberio Muscettola (1680 – 1708) non acconsente al suo ritocco: “che niuno era degno di ritoccare col pennello quel volto, creduto pennelleggiato dal Santo Evangelista”. Tesi confutata da R. di Sabato. Il Tavolo, anche se protetto da una fodera in legno e tela, non ha saputo sfuggire all’incuria del tempo. Il 30 agosto 1872, un incendio ne distrugge la parte inferiore. Il 31 ottobre del 1896 il Comune decide per il suo restauro. Dopo circa trent’anni, il 24 ottobre 1927, di nascosto, il Sacro cimelio è portato a Roma e restaurato dal prof. Venturini Paperi, poi benedetto da Pio XI. Il 28 agosto 1955 la solenne incoronazione ad opera del Card. Angelo Giuseppe Roncalli, patriarca di Venezia, poi Papa Giovanni XXIII, oggi Santo. Il 1964, altro restauro per mano del concittadino prof. Aronne Del Vecchio. Il 25 aprile di quell’anno egli presenta un’ampia relazione nella quale, dopo aver evidenziato lo stato “quo ante” del Sacro Quadro, ne descrive gli interventi. Ammirevole il costante e appassionato interessamento dell’armatore Gaetano Carpano al quale va anche il merito di aver caldeggiato quel restauro. Il 1982 il prof. Del Vecchio, a seguito dell’assestamento della Tavola, apporta gli ultimi ritocchi. A causa dei continui traballamenti, sobbalzi ed escursioni termiche durante le interminabili processioni, l’Icona ha ancora bisogno di un qualificato intervento. Inconvenienti, in parte eliminati nel 2000 dopo che l’Arc. Mons. D’Addario decide di far uscire la copia. Nel 2010, a meno di un anno dal suo insediamento, l’Arc. Mons. Michele Castoro trova lo sponsor, la BCC (Banca di Credito Cooperativo) di S. Giovanni Rotondo, che si fa carico di finanziare anche il restauro della statua della Sipontina. Lavori eseguiti da “Alfa Restauro Opere d’Arte” Srl di Bari con la supervisione del dott. Fabrizio Vona, soprintendente ai Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Puglia.

Matteo di Sabato

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