Lunedì 21 Giugno 2021

Se io fossi…

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“Ove manca la ragione suppliscono le grida” affermava Leonardo Da Vinci e non a torto, verrebbe da dire, considerando la realtà del momento, piena di sfiducia verso qualsiasi forma di autorità, in cui difficile è l’arte del dialogo, essendo noi tutti spesso convinti solo della bontà delle nostre opinioni. Consideriamo ad esempio quanto è accaduto qualche giorno fa in seguito alla decisione della preside dell’ “Istituto comprensivo Don Milani uno+Maiorano” Maria Iaia di negare l’autorizzazione al rientro a casa degli alunni se soli o non accompagnati da un soggetto maggiorenne. Questa decisione, non unica in Italia e fortemente legata ad una sentenza della Corte di Cassazione, in cui si condanna per la morte di un ragazzino toscano causata dallo scontro con un autobus oltre al conducente dello stesso anche la preside e un docente della scuola da lui frequentata, ha suscitato infatti il pressoché comune dissenso dei genitori. Per non surriscaldare invano gli animi, appoggiando per partito preso qualsiasi posizione a riguardo, proviamo a sbrogliare la matassa calandoci nei panni dei vari protagonisti della vicenda ed inscenando così il gioco del se io fossi. Se io fossi preside o docente mi sentirei maggiormente tutelato con questa iniziativa dal momento che i minori ricadono nella responsabilità dei precettori (non solo quindi i genitori o i nonni ma anche i docenti) e pertanto se succedesse loro qualcosa al rientro da scuola la colpa ricadrebbe sull’ultima persona che li aveva in carico (per capirci il docente dell’ultima ora e il dirigente scolastico). Tuttavia se io fossi Maria Iaia cercherei un diretto dialogo con i genitori evitando la logica del muro contro muro, della legge (che è dalla mia parte di preside) contrapposta alla consuetudine di permettere il ritorno degli alunni a casa da soli. Se fossi genitore cercherei invece, nonostante le difficoltà logistiche legate alla situazione, di immaginare la mia reazione nel caso in cui succedesse qualcosa di brutto a mio figlio rientrando da scuola: non mi scaglierei forse contro tutto e tutti, istituto e preside compresi? Se io fossi infine il ministro dell’Istruzione Fedeli avrei premura ad indicare un numero massimo di deleghe, queste sì ammesse, per genitore (siamo infatti convinti che sia così sicuro il rientro di 5 o più bambini sotto la guida di un solo adulto?) oltre che a sbloccare concretamente la situazione, favorendo, non essendo valide le auspicate “liberatorie”, tutti quei progetti previsti per permettere alle scuole, in accordo con i genitori, di insegnare ai ragazzi ad andare con sicurezza lungo il tragitto casa-scuola-casa. Possibilità questa non solo indispensabile ma anche consequenziale. Pensiamo infatti a tutti quegli adolescenti ormai prossimi ad ultimare le cosiddette scuole medie: è forse logico, da parte del sistema scolastico, richieder loro le competenze, linguistiche; informatiche; esperienziali, per vivere da cittadini del e nel mondo del terzo millennio ma al tempo stesso permetterne il ritorno a casa solo se “scortati”?

Domenico Antonio Capone

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