Domenica 21 Aprile 2024

Frammenti di storia: A quando la valorizzazione dei nostri beni culturali?

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Continuiamo il nostro viaggio “virtuale”alla scoperta di frammenti di storia riferiti all’incommensurabile patrimonio storico, artistico, archeologico, culturale, di tradizioni e monumentale presente sul nostro territorio, a molti ancora sconosciuto, forse, perché se n’è parlato poco, o perché chi avrebbe dovuto valorizzarlo non l’ha fatto, lasciandolo all’oblio più sfrenato. In questi giorni si sta tanto parlando della candidatura di “Coppa Nevigata”, “Grotta Scaloria” e le “Stele Daunie, quale patrimonio dell’UNESCO. Di certo una iniziativa da plaudire e incoraggiare con determinazione, che meriterebbe maggiore attenzione e partecipazione. Purtroppo, sono tanti i problemi da risolvere: in primis la mancata acquisizione a patrimonio di interesse archeologico dei terreni, a tutt’oggi di proprietà privata (Coppa Nevigata), che rallenta, o impedisce agli archeologi di proseguire i lavori di scavo, oltre alla mancanza di finanziamenti pubblici. Stessa cosa dicasi per “Grotta Scaloria”, dove i lavori di scavo e esplorazione sono stati interrotti per mancanza di fondi, anch’esse sono su terreno privato. Addirittura su parte dello stesso, ricadente in zona agricola – archeologica E6, il Comune di Manfredonia, dopo aver acquisito la proprietà, forse, con metodi poco ortodossi, ne cambiava la destinazione d’uso, realizzando la zona mercatale. Alcuni anni prima, autorizzava la costruzione di una villa faraonica e altro manufatto in via di completamento per la presenza di numerosi pilastri di cemento armato. E’ ovvio, sorretti da plinti di fondazione, che, si suppone, siano stati sistemati ad alcuni metri di profondità, con il fondato sospetto che possano aver danneggiato parte del sottosuolo. Il tutto custodito da un alto muro di cinta artisticamente decorato. A questo si aggiunge la dispersione dei numerosi reperti provenienti da Grotta Scaloria, rinvenuti durante la intensa campagna di scavi del 1979. Una minima parte di essi, infatti, è depositata nel Museo del Castello di Manfredonia, mentre i pezzi più significativi, tanto tempo fa, furono oggetto di una esposizione presso l’Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo di Manfredonia. Invece, altri reperti provenienti dagli scavi del 1978 furono portati all’Istituto di Archeologia dell’Università di Genova. Mentre, i vasi raccolti nella parte più bassa della grotta scoperti dal Gruppo Speleologico Sipontino nel 1967, sono presso il deposito della Soprintendenza Archeologica nel Museo di Foggia e l’Università di Genova (M. Gimbutas – Università di Los Angeles – Rendiconto sulle ricerche del 1980 relative agli scavi del 1979).Reperti che, sino ad oggi, mai nessuno si è posto il problema e preoccupato di recuperare. Le “Stele Daunie”, invece, esposte nel Museo Nazionale Archeologico, presso il Castello Svevo Angioino, non sono visitabili da quattro lunghi anni per lavori di restauro, che non sono ancora terminati a causa di lungaggini burocratiche. Stessa sorte è toccata ad altri, beni culturali che, pur se riportati al loro antico splendore, molti di essi non sono fruibili perché non si sa ancora a chi affidarne la gestione. Altra nota dolente: “Le Sorgenti Acqua di Cristo” e “l’Ercole Salutare”, sul tratto di costa di Macchia, in località Calafico, in corrispondenza dell’ex stabilimento Enichem, per la presenza di numerose sorgenti, già dedicate ad Ercole salutare per la loro virtù curativa. Con l’avvento del Cristianesimo, esse furono riconsacrate al Salvatore. A parte l’importanza terapeutica dell’acqua sorgiva che da oltre un millennio sgorga in quei luoghi, quel tratto doveva essere punto di riferimento per i marinai con una forte valenza religiosa, dove in età romana era venerato Ercole. Resa famosa dalla presenza di un banco di roccia con la raffigurazione di un Heroos (santuario) al cui interno è effigiato Ercole, stante poggiato ad una clava, con la mano destra regge una coppa e ai suoi piedi un cinghiale, prova un culto dell’eroe, certamente da non scindere dalla presenza nella zona di numerose sorgenti alle quali molto probabilmente sia stata anticamente affidata una funzione salutare. Questo sito è uno fra quelli per l’ubicazione del luogo del culto di Calcante. Il monolito, portato alla luce negli anni ’60 da chi scrive, Nicola Damiano e Michele De Filippo, pare sia scomparso e non si sa che fine abbia fatto. Unica testimonianza, il calco di heroon con la raffigurazione di Ercole che si trova presso il Museo Nazionale. Altro scempio, l’aver autorizzato su buona parte della scogliera “Acqua di Cristo”, in zona demaniale marittima, la costruzione di manufatti “amovibili”a scopi turistici che, oltre a deturpare il paesaggio, impediscono ai tanti cittadini di accedervi per godere dell’ampia distesa del mare. Da premettere che circa dodici anni fa il Consiglio comunale di Manfredonia aveva approvato un interessante progetto di fattibilità, per il completamento del viale Miramare con opere miranti, a rendere più confortevole quel luogo e consentire ai tanti cittadini che durante il periodo estivo popolano quella scogliera di bagnarsi nelle limpide acque del nostro meraviglioso golfo. Purtroppo è stato solo un miraggio. Quel meraviglioso progetto giace chissà in quale cassetto dell’ufficio tecnico, in attesa che a qualcuno venga in mente di riesumarlo. Sarebbe ora, non vi pare?
Matteo di Sabato

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