Venerdì 23 Aprile 2021

La scuola ai tempi del Coronavirus a Manfredonia

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Foto Francesco Armillotta

Erano le 19:00 del 4 marzo 2020 quando è giunta la notizia che le scuole sarebbero state chiuse fino al 15 dello stesso mese per far fronte ad un’emergenza di cui ancora non si comprendeva la portata. Non si immaginavano le conseguenze e neppure che la chiusura sarebbe stata prorogata, quindi una grande incosciente euforia serpeggiava tra gli studenti proiettati nelle vacanze di Pasqua anticipate. Anche i docenti erano disorientati e immaginavano quei giorni come uno stop forzato, seppur necessario, nello svolgimento del programma. Invece, dal giorno seguente il decreto, il personale scolastico è stato coinvolto in un lavoro extra-ordinario per far fronte all’emergenza: i dirigenti scolastici e i loro staff si sono immediatamente attivati per creare delle piattaforme utili per fare didattica a distanza istruendo tutto il personale docente su questa nuova metodologia. Gli insegnanti hanno dovuto imparare in meno di dieci giorni un nuovo modo di fare didattica a distanza attraverso video lezioni e compiti da correggere in formato digitale, utilizzando sistemi informatici sconosciuti ai più, soprattutto a quelli più anziani. Ogni scuola ha attivato piattaforme e modalità differenti. Ad esempio, un istituto comprensivo di Manfredonia, oltre alle lezioni online, ha attivato per i suoi alunni, dall’infanzia alla secondaria di 1 grado, una Web Radio, MooSento Play, dove si possono mandare i loro file audio su un argomento, messo a disposizione di tutti. Il sito della scuola suggerisce link di argomenti specifici da guardare su Rai Play o Rai Scuola, e i musei da visitare. A questo si aggiunge la biblioteca digitale per leggere libri online. Di certo un modello da imitare. E a casa, cosa succede? La situazione non è affatto rosea. Per i genitori, in casa da soli con i figli, magari più di uno, dover imparare, scaricare e utilizzare tutti questi nuovi sistemi non è stato facile. Quello che doveva essere il paradiso degli insegnanti e degli alunni si è rivelato un girone dell’inferno dantesco che coinvolge docenti, studenti e famiglie: compiti a raffica, connessioni spesso mediocri, difficoltà nella comprensione e nello svolgimento mansioni scolastiche quotidiane ormai rodate negli anni. Per non parlare dei pc che non bastano per tutti e le stampanti che mancano ai più. Gli studenti, anche quelli più refrattari, si sono aggrappati a quell’unico legame con la vita, quell’unica mansione giornaliera in un tempo che ormai non scandisce più niente se non la noia. Hanno finalmente capito che l’istruzione non è scontata e se vogliono ottenere dei risultati devono diventare parte attiva di quell’apprendimento. Forse hanno scoperto il piacere di andare a scuola, l’importanza di una spiegazione dalla viva voce dell’insegnante, il valore di una presenza e del contatto umano piuttosto che una chat di Whatsapp. E non dimentichiamo che tanti docenti sono anche genitori, quindi oltre a dover affrontare le problematiche scolastiche degli studenti, devono far fronte anche a quelle dei figli, soprattutto se frequentanti suole primarie e secondarie di primo grado, perciò ancora scarsamente autonomi. Magari quando tutto tornerà alla normalità, gli studenti, ma anche la società intera, apprezzeranno di più gli insegnanti e il lavoro che svolgono ogni giorno.

di Mariantonietta Di Sabato

Redazione R.
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