Martedì 27 Ottobre 2020

26 settembre 1976. Un giorno da non dimenticare

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Sono trascorsi ben 44 anni da quel tragico 26 settembre 1976. Alle ore 9,45 circa  un forte boato turba la tranquillità dei manfredoniani, lo scoppio della colonna di assorbimento di anidride carbonica inserita nell’impianto del gas di processo per la produzione di ammoniaca dello stabilimento petrolchimico Anic, situato a meno di un chilometro dal centro abitato. L’esplosione provoca il distacco della parte terminale della colonna (12 m. circa), con la conseguente fuoriuscita di oltre 30 t. di anidride arseniosa. Una nube di oltre duecento metri si disperde nell’atmosfera, si deposita sul suolo per un raggio di oltre due chilometri. L’incidente avrebbe potuto assumere proporzioni ancor più catastrofiche se quel giorno fosse stato lavorativo. Fortunatamente era domenica. Quel. tragico evento ha reso irreversibile l’utilizzo dell’intero territorio, oltre ad aver causato nel tempo molte vittime. Tante le magagne commesse: dall’occultamento dei sali sodici contenuti in centinaia di fusti interrati in una vasta zona, e mai rimossi, alla pseudo bonifica delle falde acquifere. Operazione quest’ultima, divenuta il “pozzo di S. Patrizio”, visto l’impiego di enormi risorse, senza, peraltro, raggiungere l’obiettivo, consentendo a chi, deputato alla bonifica, di continuare tranquillamente ad intascare milioni dallo Stato, con la convinzione che, un “giorno” si potrà riutilizzare quel territorio. Pia illusione!. La cosa più raccapricciante, configurabile ad un vero e proprio atto criminale, è che sul quel terreno hanno permesso l’insediamento di altre fabbriche, ancor più inquinanti della precedente, prim’ancora che si provvedesse alla bonifica. Lo ripetiamo, impossibile, in quanto, l’arsenico, essendo elemento molto reattivo, non solubile in acqua, rimarrà perennemente nel terreno contaminando, le falde acquifere e, di conseguenza, il mare., Ci riferiamo ai famigerati “Contratti d’Area”.Ma altre nubi si addensano su quel tanto martoriato terreno. Un altro “magnifico “regalo” del Comune di Monte S. Angelo. Oltre ad essersi appropriato con l’inganno di una parte del territorio di Macchia, (fino al 1936 tenimento di Manfredonia), l’aver brigato per l’insediamento dell’Anic, oggi ci “delizia” con l’annuncio della imminente installazione in quel sito, di un impianto di trattamento e recupero della plastica, fanghi provenienti da rifiuti biologici urbani, per la produzione di bio metano, grazie al finanziamento della Regione Puglia. “Sòpe ù cùtte, l’àcqua frevùte”, recita un vecchio adagio. (Sul cotto l’acqua bollente). Non ultimo, la probabile installazione del famigerato impianto di Cpl della Energas, in quel di S. Spiriticchio. Arriverà il giorno in cui si potrà dire basta ai tanti soprusi e abusi perpetrati al nostro territorio? Sarebbe giunto il momento di dare ai cittadini risposte concrete, Questo il vissuto di una popolazione che, nonostante siano trascorsi tanti anni teme per la propria salute perché le morti per tumore sono inarrestabili. Lo dimostrano i resoconti del Registro dei tumori del Comune di Manfredonia (1960-1994) di ben 630 pagg. e i dati raccolti dalla Commissione scientifica in una recente ricerca epidemiologica. E’ giusto che si conservi la memoria, per non dimenticare, ma è anche sacrosanto garantire ai cittadini la salute e quindi la vita.”Manfredonia ri-svegliati”

Matteo di Sabato

 

Redazione M.
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Appunti di un Cronista · News

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