Lunedì 29 Novembre 2021

Le inquietudini dei Fratelli d’Italia

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La contesa è dura e senza esclusioni di colpi

C’È UN GRAN daffare fra i partiti e movimenti che il 7 novembre prossimo si contenderanno il lasciapassare per accedere a Palazzo San Domenico. Mancano ormai meno di una ventina di giorni all’appuntamento con la storia. L’elezione del 21esimo sindaco di Manfredonia, sarà per tanti versi un voto popolare da evidenziare negli annali locali come quello che ha cancellato l’onta dello scioglimento dell’amministrazione comunale mai verificatosi prima, peraltro già caduta per voto del consiglio, e dunque aprire una nuova fase di governo della città fondata sui sacri principi della democrazia che significa legalità, trasparenza, onestà.

LE RAPPRESENTANZE scese in campo sono alquanto assortite. Sono sei variamente assortite facenti capo ad altrettanti candidati sindaco. La contesa è agguerrita e non mancano colpi “sotto la cintola” nonostante si sia sottoscritto un “manifesto” contro le “Parole ostili”, una sorta di galateo comportamentale da osservare nel corso della “battaglia” elettorale. E battaglia dura è, senza esclusioni di colpi, aizzata dai social che ospitano ogni sorta di comunicati che finiscono per essere un tiro a segno contro il “collega” concorrente, nonché i talk show organizzati a ripetizione per una vetrina in cui esporre le belle intenzioni.

UN APPARIRE pubblico che in qualche modo discorda con quello che accade in privato, non tanto nelle case elettorali aperte dai vari esponenti, quanto nelle riunioni più o meno conviviali. È qui che si decidono i movimenti che avranno riscontro alla apertura delle urne elettorali. Ma non sempre tutto fila liscio secondo particolati desiderata. Talvolta finiscono in contrasti irreversibili. Come quello piuttosto eclatante che è andato dipanandosi in seno al partito della “ferrea” Giorgia Meloni, ovverosia “Fratelli d’Italia”. Ormai è spaccato in due, non necessariamente in parti uguali; anzi.

UN PARTITO che sin dall’inizio di questa lunga viglia elettorale, si è dimostrato incerto, opportunista e inaffidabile. Sono note le peripezie che lo hanno contrassegnato. Inizialmente facente parte del centrodestra con FI e Lega, dal quale se ne uscì, assieme alla Lega (completamente sparita), nel momento in cui FI accettò l’avance di Rotice di sostenerlo, per poi far ritorno dopo che non aveva trovato asilo in altri raggruppamenti. Un movimento irrequieto dettato dalla frenesia di avere una gratificazione politica-elettorale, condotto dal responsabile di quel partito Adriano Carbone, non condiviso, anzi fortemente e palesemente osteggiato dalla base guidata da Vincenzo Lo Riso, detentore del pacchetto di iscritti, che si è rifiutato di secondare la richiesta di Carbone di cedergli nominativi per la lista elettorale facendo intendere che non avrebbe sostenuto le scelte di Carbone con tutte le conseguenze sull’assetto della coalizione Rotice.

E COME SE non bastasse, su Fratelli d’Italia si è abbattuta un’altra tegola. La Commissione elettorale comunale, ha riscontrato lo stesso nominativo di una candidata su due liste di schieramenti contrapposti: “La mia città” del candidato sindaco Fatone, e appunto “Fratelli d’Italia” del gruppo Rotice. Una situazione paradossale che, a parte le conseguenze di ordine penale, ha causato l’esclusione della candidata dalla lista di Fratelli D’Italia, risultata posteriore a quella dell’altra lista. Non solo: ma essendo una donna, dalla lista dovranno essere cassate altri due candidati per pareggiare i conti di genere.

UNA SITUAZIONE che al di là del caso specifico attesta i tanti sussurri circa la difficoltà generale di trovare persone disposte a candidarsi per il prossimo consiglio comunale. Diffidenze e ritrosie anche queste effetto del clima di sospetto e timore derivante da quella motivazione che ha indotto lo Stato ad intervenire a porre fine ad una amministrazione municipale ritenuta responsabile di guai e sventure per la città.

Michele Apollonio

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