Domenica 5 Dicembre 2021

Ma non dovevano essere le elezioni del cambiamento, del nuovo, della trasparenza?

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 Gran lavorio per le combine in vista del ballottaggio del 21 novembre

L’ATTESA è stata lunga e travagliata. Per tanti versi un congruo tempo utile per riflettere, considerare le tante situazioni che hanno portato Manfredonia nel fondo di un abisso mai sfiorato nella pur lunga e contrastata storia della città; connotare una condizione favorevole per organizzare le idee, progettare un futuro consono alle attese della popolazione; tracciare la valorizzazione delle tante risorse materiali e umane presenti; insomma, ridare a questo territorio incastonato tra terra e mare, quel respiro che Madre natura le ha conferito copiosamente.

L’OPPORTUNITA’ per rendere quel prezioso lavoro preparatorio, è stata data dalle elezioni svoltesi il 7 novembre scorso. Si doveva determinazione le persone cui affidare quell’esaltante compito di rigenerare la città. A candidarsi 6 formazioni con in testa l’aspirante sindaco, seguiti da una selva di accompagnatori in funzione di consiglieri comunali. C’era insomma di che scegliere. Anche perché tutti si sono dati un gran daffare a dipingere la città dei colori più smaglianti, a immaginarla nelle strutture più avanzate, a lusingare la popolazione con attività occupazioni a non finire. Sembrava che il cielo fosse atterrato su Manfredonia. Un gran fervore che ha caricato l’attesa di speranza e fiducia.

IL RESPONSO elettorale è noto. Non ha indicato nessuno dei sei candidati al comando di una città in apprensione. Le percentuali con le quali sono stati valutati, sono risultate ben lontane da quel 50%+1 che il sistema democratico prevede per l’assegnazione dello scettro della competizione. I due maggiori suffragati sono stati rimandati al mittente, l’elettorato, che dovrà riesaminarli il 21 novembre prossimo. Gli altri contendenti sgranati indietro. E qui si apre uno scenario che probabilmente neanche una fervida tenebrosa fantasia avrebbe immaginato. Si è avviata una corsa, più sottotraccia che esplicita, al potere che ha rovesciato e mandato in cantina tutte le belle speranze e i grandi propositi della vigilia. Il mazzo delle carte è stato rimescolato.

INTORNO ai due poli della contesa (Gaetano Prencipe e Gianni Rotice, riferiti spuri e con tanti camuffamenti rispettivamente al centrosinistra e al centrodestra, e che in ogni caso essi stessi rappresentano un lontano e tanto chiacchierato retroterra della politica e della economia) si è andata sviluppando una congerie di ipotesi di abbinamenti, apparentamenti, combinazioni, al momento più nella testa che nei fatti degli interessati. Un lavorio laborioso, in gran segreto, per trattare le condizioni degli “appoggi”, integrati o meno, alla tornata elettorale decisiva. In ballo e in discussione non sono di certo le impostazioni da dare all’attività amministrativa, bensì cosa tocca a me e cosa tocca a te. Insomma questioni di assegnazione di assessorati e consiglieri, a prescindere. E ne circolano davvero di situazioni strabilianti che magari hanno poco o niente a che fare con le indicazioni uscite dalle urne.

I SUSURRI e le voci sono tanti. Dicono di personaggi “dinosauri” della politica che si riaffacciano alla ribalta amministrativa; di posizionamenti di candidati in contraddizione col risultato elettorale; ma anche di difficoltà interne a qualche gruppo civico. C’è addirittura una voce insistente che fa risalire al presidente della Regione Puglia, Emiliano, la regia condizionante di una manovra mirata a riportare al potere la filiera mandata a casa per infiltrazione mafiosa.

INSOMMA, tutte le belle e magnifiche prospettive propinate in campagna elettorale, le speranzose attese di cambiamento, di rinnovamento, di resilienza, pare non esitano, sono diventate un optional; si fa e si disfa a seconda delle convenienze di posizione. Entro questo fine settimana dovranno essere dichiarate le combine concordate con relativi impegni programmatici e forse se ne saprà di più e ci si augura più limpidamente.

Michele Apollonio

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Comunicati · News

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