Lunedì 3 Ottobre 2022

Ottomila anni di storia archeologica

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UNA STORIA lunga ottomila anni che comincia ad essere svelata man mano che viene liberata dalla coltre del tempo che l’ha tenuta nascosta. Un racconto affascinante dipanato dagli archeologi impegnati nella difficile e complessa opera di riportare alla luce millenni di vita vissuta in un continuo divenire nei siti archeologici di Grotta Scaloria, Coppa Nevigata e Siponto. Una panoramica sommaria dei lavori in corso offerta in un incontro tenuto all’auditorium “Serricchio”, presenti il sindaco Rotice e l’assessora Trotta, dagli archeologi impegnati negli scavi dei tre siti archeologici depositari di testimonianze di millenni di vita vissuta di popoli che hanno lasciato ognuno tracce straordinarie di civiltà che pian piano con grande fatica vengono riesumate, studiate e portate all’attenzione dei contemporanei che ben si possono definire eredi continuatori di quelle realtà.

SITI archeologici di straordinario valore scientifico differenti l’uno dall’altro ma che costituiscono una fonte di informazioni eccezionali, tessere sparpagliate di un mosaico unico da ricomporre e decifrare. «Le zolle che si coltivano oggi nel Tavoliere daunio sono le stesse che si coltivavano millenni addietro» ha osservato uno degli archeologi impegnati a disvelare i misteri di stupefacenti esperienze vissute in quegli insediamenti.

UN LAVORO paziente e delicato gratificato da risultati soddisfacenti. Attraverso lo studio delle testimonianze rilevate in quei siti abitati da etnie ingegnose, e dunque costruzioni ardimentose, ceramiche fantasiose, sepolture composte, si vanno ricostruendo usi e costumi di popoli lontani vissuti nel VI millennio a.C. a Grotta Scaloria, complesso ipogeo neolitico alla periferia alta di Manfredonia ove sono impegnati Eugenia Isetti, Guido Rossi e Antonella Traverso, dell’Università di Genova: il loro cruccio è quello di non poter consentire al pubblico di vistarla. «La grotta è fragile e pericolosa» conferma Isetti. «I reperti rinvenuti – suggerisce – potrebbero trovare posto nel realizzando Museo dell’Acqua».

ANCHE Coppa Nevigata non è accessibile al pubblico: a quell’epoca, quell’insediamento fortificato del secondo millennio dell’Età del bronzo, era ai margini del Lago salso: oggi si ritrova all’interno di un fondo privato il cui proprietario ne condiziona l’accesso (il Comune non è riuscito a realizzare un passaggio diretto). Gli scavi sono condotti dall’Università della Sapienza di Roma: allo storico professor Cazzella sono subentrati gli archeologi Giulia Recchia e Maurizio Moscoloni. Due siti di eccezionale valore scientifico i cui reperti strappati pazientemente dal sottosuolo, aprono squarci di luce su periodi di vita sui quali le conoscenze sono poche e frammentarie.

E SE per Grotta Scaloria e Coppa Nevigata c’è ancora tanto da scoprire, per Siponto si sa quanto basta per ridare volto a una città dimenticata. «Stiamo mettendo in pratica tre decenni di studi» rivela Giuliano Volpe dell’Università di Bari e animatore del “progetto Siponto” condotto con i colleghi dell’Università di Foggia, Roberto Goffredo e Maria Turchiano. Gli scavi si sono concentrati su tre zone: anfiteatro, centro e porto. «In questa campagna di scavo si evidenziano delle realtà interessanti» anticipa Volpe che avverte come «i tempi sono lunghi e i lavori dipendono dalle risorse che si riuscirà ad intercettare». Fra i progetti anche quello – ha annunciato il direttore del Parco di Siponto, Francesco Longobardi – del ripristino del decumano sipontino. «Occorre fare sistema – ha sostenuto Volpe – con il coinvolgimento della città, dell’associazionismo, dell’imprenditoria. L’archeologia può essere, se ben utilizzata, una grande risorsa economica».

  Michele Apollonio

 

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