Giovedì 16 Luglio 2026

Che futuro per l’Oasi Lago Salso?

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Finita l’emergenza rimangono sul tappeto tutti i problemi accumulati su quell’area naturalistica

 

SUPERATA la grande paura, occorre ora correre ai ripari, quelli d’urgenza per evitare l’aggravarsi del danno provocato dalle fiamme diffuse, ma soprattutto quelli che diano un assetto adeguato e definitivo ad una vasta area umida di rilevanza nazionale.

UN EVENTO senza precedenti anche se abbondantemente annunciato da tanti episodi diretti e indiretti, di natura gestionale e tecnica, che va ben oltre il grande rogo che ha praticamente distrutto un’Oasi del creato, dove natura e bellezza si identificavano in un eden fuori dall’ordinario, regno incontrastato di uccelli stanziali e migratori.

LA GRANDE macchina dei soccorritori, istituzionali e privati, che si è mossa d’istinto, ha evitato che al peggio si aggiungesse altro peggio che potesse investire anche le persone rimaste fortunatamente indenni. Il misfatto è compiuto. Ma non tutto è perduto. Da questa immane tragedia ambientale, si traggono insegnamenti che non possono e non devono essere disattesi o peggio sottovalutati. E tanto meno mischiati nel calderone dei purtroppo numerosi episodi di incendi in punti diversi del territorio che necessitano altre considerazioni ed alto tipo di interventi.

 

DEL TUTTO inutili ed anche per certi aspetti illusorie, riecheggiano pertanto le immancabili diatribe circa la ricerca delle cause e dei colpevoli. A parte e oltre i criminali che hanno armato la mano sacrilega per appiccare il fuoco a indifesi beni pubblici, di colpevoli quanto meno di omessa attenzione per una riserva naturalistica tanto delicata quanto straordinaria, se ne richiamano tanti. Ma il punto, a disastro consumato, non è questo: è tempo di ragionare sul da farsi e decidere di conseguenza. Nel gran calderone dei responsabili ognuno per le proprie competenze, ci sono tutti: Comune, Parco del Gargano, Provincia di Foggia, Regione Puglia, Stato italiano. L’attesa è ora quella di vedere ciascuno di loro, magari in solido, attivarsi per salvare un bene prezioso irripetibile, assicurandogli i necessari supporti.

L’OASI Lago Salso è l’ultima versione residuale di un comprensorio di alcune migliaia di ettari, a sua volta estrema traccia di quella laguna navigabile che confinava con l’antica Arpi, andatasi gradualmente interrandosi fino a definire l’attuale disegno del golfo di Manfredonia. Un’area nella quale si concentrava tanta creatività naturale, demanio inalienabile del Comune di Manfredonia. Un tempo fiore all’occhiello non solo del territorio sipontino.

UNA VASTA area umida alimentata dal canale Roncone collegato direttamente col torrente Cervaro. Una condizione ambientale che suggerì ad alcuni imprenditori emiliani l’idea di impiantarvi una risaia. Nel 1959 sorse la “Daunia Risi” che per oltre vent’anni ha gestito quell’area ottenendo risultati molto edificanti. Oltre alla produzione di riso, anche la caccia veniva praticata in maniera razionale. Una serie di attività che dava lavoro ad oltre una sessantina di dipendenti.

UNA CONDIZIONE ottimale che fece balenare l’idea al Comune di Manfredonia di poter replicare quelle condizioni e quei risultati, con una gestione in proprio. E fu l’inizio del tracollo di quel ben di dio. Era il 1978 quando quel comprensorio tornò nella disponibilità del Comune di Manfredonia che non è riuscito, attraverso varie esperienze operative, a dare una definizione funzionante, a quel prezioso comparto. Neanche l’inclusione (peraltro alquanto strumentale e artificiosa) nel Parco nazionale del Gargano nel 1999, è riuscita a dare la svolta che quell’Oasi merita.

OASI che è finita in buona sostanza pressoché abbandonata, priva di quella manutenzione che ha determinato le condizioni ottimali perché le fiamme si propagassero velocemente incontrollabili. Negli ultimi tempi era divenuto il regno dei cinghiali: ne sono stati contati fin oltre trecento che sono fuggiti, dispersi nelle campagne. Un’altra emergenza da fronteggiare.

  Michele Apollonio

 

 

 

 

 

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