Alle ore 9,45 circa del 26 settembre 1976 un gravissimo incidente sconvolge l’assonnata, quanto tranquilla popolazione di Manfredonia. Nell’impianto ammoniaca dello stabilimento ex Enichem, situato a meno di un chilometro dal centro abitato, a causa di un improvviso cedimento dovuto a stress da corrosione salta la colonna di assorbimento di anidride carbonica inserita nell’impianto del gas di processo per la produzione di ammoniaca. Gravissimo il danno causato all’ambiente. Circa 60 t. di arsenico si disperdono nell’aria ad un’altezza di 300 m. circa e sul terreno circostante per un raggio di oltre 2 km, Un danno incalcolabile, irreversibile prodotto all’ambiente e di conseguenza alla salute dei cittadini. Sono trascorsi 49 anni da quel maledetto giorno. Tante le iniziative delle varie associazioni ambientaliste ma nulla di fatto. Vani i tentativi nella speranza di bonificare quella che fu la meravigliosa Piana di Macchia
senza ottenere risultati rassicuranti. Lo si evince dai dati della bonifica aggiornati a giugno 2024 forniti dall’Enirewind, proprietaria di quel sito, nel frattempo riconosciuto dallo Stato SIN (Sito di Interesse Nazionale). In occasione della presentazione dello “Stato delle bonifiche nel SIN Manfredonia ex Enichem”, tenutosi recentemente presso l’aula consiliare del Comune di Manfredonia, presenti i sindaci di Manfredonia, Monte S. Angelo e Mattinata, oltre ad un foltissimo pubblico è emerso che, dopo il decreto di riperimetrazione del 2.12..24, nulla è cambiato per l’area ex Enichem e di conseguenza la speranza di vedere disinquinata l’intera area sarà un sogno irrealizzabile. Intanto in circa mezzo secolo di vane attese e speranze si continua a morire e ad ammalarsi. Per dovere di cronaca diciamo che l’esposizione all’arsenico può causare una varietà di malattie, tra cui diversi tipi di tumore (in particolare alla pelle, polmone e vescica), malattie cardiovascolari, diabete, problemi neurologici e danni al feto durante la gravidanza. L’esposizione cronica a basse dosi può provocare anche lesioni cutanee, pigmentazione e ispessimenti della pelle (cheratosi
palmo-plantare). Per memoria storica diciamo che buona parte della Piana di Macchia era destinata ad ospitare un avveniristico complesso turistico. Risulta, infatti, che molto tempo prima dell’ex Enichem la Baronessa Mariella Spezia, proprietaria dell’imponente masseria Spezia situata sulla costa “Merina”, a circa 800 metri da Manfredonia aveva presentato al Comune di Monte Sant’Angelo un progetto a firma dell’Ing. Francesco Berloco di Roma per la realizzazione del mega Villaggio Turistico “Mariella”.
Ma il sindaco, proditoriamente ha tenuto celato ai sui amministrati la presenza di detto progetto, ovviamente presentato molto prima di quello dell’ex Enichem. Nel frattempo, però quest’ultima, senza aver ottenuto la prescritta licenza edilizia e forestale dava inizio allo sradicamento di plurisecolari alberi di ulivo. Da sottolineare che, se il progetto di Mariella Spezia fosse andato in porto la Piana di Macchia sì che avrebbe cambiato
fisionomia restituendole la sua vera vocazione, il turismo. Si sarebbe evitato di abbattere centinaia e centinaia di alberi di ulivo e di inquinare un così vasto territorio, oggi irrecuperabile. Purtroppo i “baroni della politica” hanno scelto l’industria chimica e, guarda caso a partecipazione statale. E noi, “miseri mortali” continuiamo a fare la fine del sorcio.
Matteo di Sabato

