Durante le passeggiate urbane del nostro percorso di Formazione Scuola Lavoro, è emersa una cosa semplice: conosciamo Manfredonia, ma non la guardiamo davvero. Ai Comparti, per esempio, si parla spesso di quartiere dormitorio. È vero che è poco curato, ma è anche pieno di vita. Bambini che giocano, famiglie giovani, gente che si saluta. La cava, invece, dà un senso di occasione persa: uno spazio grande, fermo, che potrebbe diventare qualcosa per tutti e invece resta lì, abbandonato. La parrocchia di San Pio sembra importante proprio per questo: in un quartiere nuovo crea legami, dà un punto di riferimento, soprattutto alle famiglie. Anche la cura del verde fa riflettere. È pubblico, ma spesso sembra di nessuno. Forse perché quando uno spazio non è curato, smette di essere sentito come proprio. A Siponto si capisce quanto la si conosca poco. Non è chiaro se sia davvero un quartiere di Manfredonia o più un luogo di villeggiatura. D’inverno è quasi vuota, d’estate piena. Il mare è bellissimo, ma complicato: le alghe, i frangiflutti, il canneto fanno parte della natura, anche se spesso li vediamo solo come un problema. Entrare a Palazzo San Domenico, sede del Comune, è stato strano, un luogo che appartiene a tutti, ma che quasi nessuno conosce davvero. Fare il sindaco, viene da pensare, deve essere difficilissimo. Non è detto che chiunque lo farebbe, ma queste passeggiate fanno capire che amministrare una città è molto più complesso di quanto si immagini. Dopo queste passeggiate, l’opinione su Manfredonia cambia. Non per scoprire una città perfetta, ma perché la si vede più da vicino. Con i suoi problemi, le sue contraddizioni, ma anche con una vita reale che spesso passa inosservata se non ci si ferma a guardare.
Morlino Gabriella 4 D Liceo Artistico Audiovisivo e Multimediale
Articolo realizzato nell’ambito del progetto FSL “Passeggiate urbane. Osservare per raccontare” del Liceo Roncalli Fermi Rotundi Euclide in collaborazione con ManfredoniaNews
