Compatrono di Manfredonia con Maria SS di Siponto e San Filippo Neri
Il 7 febbraio Manfredonia celebra la festività di San Lorenzo Maiorano, patrono di Manfredonia assieme a Maria SS di Siponto e San Filippo Neri. Tre patroni. Non è una anomalia, sono tante le città in Italia come nel mondo, ad avere più patroni. Una normalità dovuta a circostanze varie, come fasi storiche differenti della città, equilibri tra devozione popolare e riconoscimento ecclesiastico, identità civiche che evolvono nel tempo.
Una realtà consolidata che sposta l’attenzione non su “quanti” patroni annovera una città, bensì su come la città li celebra, li racconta e si riconosce in essi. Una riflessione più di carattere storico-sociologico che di fede, nella quale l’esempio di Manfredonia è significante. I tre santi patroni della città hanno infatti una considerazione modulata nel tempo e nella qualità della festa dedicata.
La ricorrenza della festività di San Lorenzo Maiorano passa quasi in sordina: la chiesa gli dedica una adeguata celebrazione liturgica, ma fuori, a parte una processione del tutto formale, non c’è una vera partecipazione collettiva. Poca cosa rispetto alla “festa grande” di fine agosto, dedicata alla Madonna di Siponto. Completamente dimenticato il patrono San Filippo Neri che la chiesa celebra il 26 maggio. Eppure tanto San Lorenzo Maiorano come San Filippo Neri, non sono figure minori.
San Lorenzo Maiorano, vescovo di Siponto nel VI secolo, è il fondatore della comunità cristiana sipontina dopo la distruzione della città antica, il simbolo di una rinascita morale e civile, prima ancora che religiosa. Pastore autorevole, uomo di fede e di governo, è considerato il patrono storico di Manfredonia, legato alle origini stesse della diocesi e alla sua continuità nel tempo. È il vescovo che ha sconfitto il barbaro Attila e sancito il culto di San Michele Arcangelo sul Gargano. La sua venerazione richiama valori di responsabilità, ricostruzione e guida morale, ma oggi è ricordato quasi esclusivamente in ambito liturgico, senza una vera dimensione civile e popolare.
Meno conosciuto è il ruolo di San Filippo Neri, proclamato patrono di Manfredonia con bolla papale di Benedetto XIII, al secolo Vincenzo Maria Orsini, già arcivescovo di Manfredonia, ove ha lasciato grande e importante orma di sé ecclesiale e sociale. Tra queste l’elevazione a patrono di San Filippo Neri, del quale era particolarmente devoto, con una bolla personale. Si tratta di un patronato pienamente riconosciuto sul piano canonico e istituzionale. San Filippo Neri, apostolo della gioia, dell’educazione dei giovani e della carità urbana, rappresenta un modello di cristianesimo vissuto nella quotidianità, nella città, tra la gente. Nonostante il riconoscimento ufficiale, la sua figura è oggi assente dalla memoria collettiva e non è associata ad alcuna celebrazione pubblica.
Solenne, emozionante, partecipata è invece la festa dedicata a Maria SS di Siponto, patrona di Manfredonia per sentimento popolare: la città si riconosce in quella figura e nel suo racconto. Una devozione popolare autentica, vissuta dal popolo prima ancora che dalle istituzioni. La festa grande di fine agosto, è molto più di una ricorrenza religiosa. È la festa dell’identità collettiva. Racchiude la memoria della distruzione dell’antica Siponto, la rifondazione di Manfredonia, il rapporto con il mare, con la protezione materna, con la vita quotidiana.
Le feste patronali, ognuna con il suo patrimonio di ricchezze spirituali e morali, non sono solo riti da calendario, ma atti collettivi che dicono chi siamo e dove vogliamo andare. Sono pertanto un invito alle riflessioni quanto mai opportune in momento di grande affanno del mondo.
Michele Apollonio
