Lunedì 21 Ottobre 2019
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L’Italia della “pongolitica” (di P. Delle Noci)

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La “pongolitica” è l’arte del trasformismo politico, quello dei facili costumi che mima la creatività dei bambini nel gioco di modellare la cera pongo. E’ anche la frontiera delle nuove democrazie per le quali i partiti hanno creato tanti “casini” candidando, di volta in volta, uomini e donne pronti a indossare casacche multicolore e millantare roboanti promesse.

Comportamenti, per la verita, consentiti in Italia dall’articolo 67 della Costituzione che recita: «Ogni membro del parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato». Un “Nobile” principio per una “PoliticaNobile”.

Con la nascita della Repubblica nascevano i “Partiti”, luogo di confronto, a volta anche di scontro, in rappresentanza delle diverse categorie. Era il luogo dove si discuteva e si elaboravano proposte e progetti utili alla categoria di riferimento ma in un contesto di utilità Nazionale. Per i partiti nasceva così la necessità, dal livello locale a quello nazionale, di scegliere, coinvolgere e cooptare collaboratori di riconosciuta capacità e autorevolezza ai quali venivano poi offerte le candidature. Peculiarità che faceva diventare l’Italia laboratorio e fucina di menti e ingegni apprezzati e richiesti in tutto il mondo per le spiccate competenze e capacità in tantissimi settori.

L’impegno degli eletti, nei diversi ruoli, diventava più una questione di prestigio che di lavoro. Una dedizione durata quasi un ventennio, fino a quando gli uomini di partito, per conservare, gestire o conquistare il potere, adottarono due espedienti per garantirsi un futuro di privilegi e di impunità:   snaturarono il concetto di delega e sovvertirono  il “Nobile” principio dell’articolo 67 della Costituzione, al quale venne affibiata una interpretazione artificiosa.

Erano gli anni ’70 quando si manifestarono i primi fenomeni di corruttele: le aziende petrolifere che foraggiavano 5 ministri e lo scandalo Lockheed che vedeva implicato anche l’allora Presidebìnte del Consiglio.

Scoperchiate le prime pentole del malaffare, partiti e politicanti, per preservare privilegi e impunità adottarono altre strategie con i governi delle grandi coalizioni e delle larghe intese. Questi nel tempo hanno alimentato i “bisogni”, in modo particolare al sud, per assicurarsi  i serbatoi di voti pronti da utilizzare per le occasioni elettorale.

La frontiera delle moderne democrazie creando questi “casini”, si consente ad ogni eletto, al momento di comporre il governo, la libertà di scegliere il partito o la coalizione più adatta alle proprie esigenze. Ognuno cerca di dare forma e colore al governo che va definendosi e, sfoggiando la stessa creatività dei bambini impegnati nel gioco della cera pongo, di volta in volta, mutano le idee propagandate e indossano casacche di diversi colori. Nasce così la pongolitica”;la praticache consente, dopo una serie di impasti, rimpasti, stiracchiamenti, cambio di forme e di colore, mescolamenti, palleggiamenti, aggiungendo di volta in volta un pò di rosso, di verde, di blù, di bianco, di ciclamino, di viola, di arancio e, perché no, anche un pò di nero, si trova la “quadra”. Il “fregaccio” è servito. Gli interessi delle parti sono sa garantite con il governo di un colore non identificabile che si rivela inutile, dannoso e lontano dal risolvere i problemi del paese.

Da oltre quarant’anni nei “tessuti” dell’Italia si è insediato un carcinoma rivelatosi difficile da debellare. Ogni possibile tentativo di individuare un antidoto capace di scalfire la cancrena dei reconditi e/o palesi interessi, privilegi e impunità, fa scattare reazioni d’imprevedibili conseguenze. La trattativa Stato mafia docet.

Si è molto accorti nell’ostacolare l’uso dell’antidoto capace di debellare il cancro della “pongolitica”. L’antidoto che trova la sua efficacia in una ritrovata etica morale e politica capace di ripristinare e ridare il vero valore all’interesse pubblico e al bene comune.

 

Pino Delle Noci

Redazione G.
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