Mercoledì 20 Gennaio 2021

Quali le sorti dell’area SIN Ex Enichem?

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Nei giorni scorsi, il Sindaco di Monte Sant’Angelo Pierpaolo D’Arienzo ha esposto i nuovi scenari possibili nell’area SIN Ex Enichem in seguito alla conferma di finanziamento della Regione Puglia avvenuta il 2 luglio 2020 dell’installazione di un impianto di trattamento e recupero della plastica. E’ stata inoltre approvata la possibilità di un impianto per il trattamento della frazione organica e rifiuti urbani, così come fanghi provenienti dagli impianti biologici urbani al fine della produzione di bio metano. Il Sindaco afferma come il Comune di Monte Sant’Angelo abbia partecipato ad un avviso pubblico del 2018 che consisteva nel finanziamento nella produzione di materia prima secondaria. Il 2 luglio risulta solamente la data della conferma. L’impianto per il trattamento della plastica sorgerebbe nell’isola 12, area che possiede il certificato di avvenuta bonifica. D’Arienzo è convinto della necessità di avviare delle buone pratiche tenendo in considerazione come l’area industriale sia solamente a 500 m dal centro abitato di Manfredonia e che quindi diventi necessario un processo di valutazione dell’impatto ambientale, promuovendo un progetto di economia circolare mediante la raccolta differenziata della plastica che verrà ridotta in granuli mediante un processo di triturazione meccanica per darne nuova vita. La domanda che ci si pone è sia in merito alle probabili microplastiche prodotte, nonché se il 43% dei rifiuti non riciclabili verrà destinato all’incenerimento. Il Sindaco di Monte Sant’Angelo ha rassicurato che il progetto non prevede un processo d’incenerimento. In merito alle microplastiche invece, essendo l’area interessata da venti di Levante potrebbero giungere nella Piana di Macchia e nella città di Manfredonia? Non sarebbe meglio proseguire prima le opere di bonifica dell’area. Secondo D’Arienzo le aree ancora da bonificare sarebbero poche, senza considerare però come l’arsenico e gli altri veleni siano ormai percolati nel terreno ad una profondità di 17-18 m, a pochissimi metri dalla falda acquifera, così come non vengono considerati i dati raccolti in seguito alla Ricerca epidemiologica Partecipata che ha dimostrato come la città di Manfredonia presenti un aumento di tumori al polmone, di malattie cardiache e congenite superiore rispetto alla media regionale, come dichiarano le socie e i soci di Manfredonia Nuova, della Casa della Salute e dell’Ambiente e di tutte le associazioni ambientaliste confluite in un Comitato sorto in seguito alle lotte contro Energas. I cittadini e le cittadine di Manfredonia chiedono più trasparenza perché questi progetti risultano incomunicati. L’opposizione delle associazioni ambientaliste nasce dal fatto che non si può continuare ad inquinare un sito già compromesso anche perché le sorti della città di Manfredonia non possono essere decise da altre amministrazioni. Infine si ritiene come l’ubicazione dell’impianto vada ad influire sul nostro territorio incidendo anche sul turismo su cui gli amministratori di Manfredonia affermano di puntare. L’invito è dunque ad una condivisa lotta di tutti i territori interessati, compresi la Piana di Macchia, Mattinata e Monte Sant’Angelo per una reale e partecipata bonifica. Ciò che emerge è dunque un quadro piuttosto incerto, dal momento in cui non improntato sul principio della trasparenza, dell’informazione popolare, dell’inadempienza del decimo principio della Dichiarazione di Rio sull’Ambiente e lo Sviluppo del 1992 che dichiara come “il modo migliore di trattare le questioni ambientali è quello di assicurare la partecipazione di tutti i cittadini interessati, ai diversi livelli”. Un principio ribadito anche dalla Convenzione di Aarthus in riferimento all’accesso alle informazioni e alla partecipazione popolare nei processi decisionali. Un coinvolgimento di tutti i territori limitrofi che non ci è stato. La questione non è mai stata affrontata in Consiglio Comunale in questi anni. Manfredonia è stanca di continuare a subire le decisioni prese dall’alto. Richiede la possibilità di poter visionare i progetti. Da anni continua a lottare in una mozione di prosecuzione delle opere di bonifica nell’area Ex Enichem, una bonifica vera, non di natura industriale. Non è possibile continuare ad aggiungere ad un territorio già enormemente ferito nuovi impianti di natura industriale che non farebbero altro che aggravare una partita ancora aperta.

di Angela la Torre

Redazione R.
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