Venerdì 22 Gennaio 2021

Il tesoro di San Leonardo di Siponto

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L’Abbazia di San Leonardo, anche quando era in stato di abbandono, è sempre stata un luogo ricco di fascino e di mistero. Il racconto di Riccardo Bacchielli Agnus Dei, del quale abbiamo già parlato in occasione della dedicazione, ci riportava le immagini di un’abbazia nei primi anni del ’900 abbandonata a se stessa, luogo di rifugio per i pastori e il loro bestiame. Come spesso capita, andando alla ricerca di un certo tipo di informazioni, inaspettatamente, ne sono emerse altre di maggiore interesse. La storia che vogliamo raccontarvi comincia nel periodo intorno all’unità d’Italia. Erano anni turbolenti, in cui le nostre zone erano infestate dai briganti. Pare che un gruppo di questi banditi, dopo un conflitto a fuoco con i carabinieri, abbia trovato rifugio proprio a San Leonardo. Uno dei briganti morì, probabilmente a seguito delle ferite riportate nel conflitto a fuoco, e i suoi compagni decisero di seppellirlo davanti al portale rivolto ad occidente, sotto alla lesena di destra. Non fu una sepoltura qualsiasi. Infatti sotto al cadavere i suoi compagni seppellirono il loro bottino, in modo che se qualcuno avesse visto la terra smossa e avesse provato a scavare avrebbe trovato il cadavere senza immaginare cosa custodisse sotto di sé. Quasi un secolo dopo, quando l’Abbazia era stata restaurata e don Silvestro Mastrobuoni ne era il rettore, arrivarono a San Leonardo un giovane con un uomo più anziano. I due visitarono la chiesa e poi si sedettero sugli scalini del portale principale, aspettando che il vicino proprietario della masseria, che in accordo con il rettore teneva d’occhio la chiesa in sua assenza, andasse via. L’uomo non se ne andava e nemmeno i due visitatori. Quando lui chiese ai due che cosa facessero lì, essi gli rivelarono che in prigione, dove l’uomo più anziano aveva passato moltissimi anni, si raccontava di un tesoro nascosto in un preciso posto a San Leonardo. Il proprietario della masseria dapprincipio non ci credette, ma quando chiese dove era il luogo in cui era sepolto questo presunto tesoro i due gli dissero che glielo avrebbero rivelato solo se avesse accettato di scavare e quindi dividere l’eventuale bottino. Si misero d’accordo, e all’uomo fu riferito il posto in cui era seppellito il tesoro: sotto alla lesena accanto al portale, dove era incisa una croce come segnale. Cominciarono a scavare, affiorarono delle ossa umane; ma nonostante scavassero poi una grandissima buca, non riuscirono a trovare nulla. Quando arrivò il rettore Mastrobuoni si arrabbiò moltissimo per la buca che era stata scavata davanti alla chiesa e pare abbia chiamato i carabinieri per portare in caserma gli uomini che avevano scavato. Dopo un lungo interrogatorio, fu appurato che in effetti non avevano trovato altro che resti di ossa umane. Riflettendo su questa storia, il rettore Mastrobuoni si ricordò che il parroco che lo aveva preceduto, Luigi Zappetti, in carica dai primi anni del ’900, alla sua morte donò alla Curia quattro calici d’oro. Lo stesso Zappetti era il precedente proprietario della masseria e della zona conventuale di San Leonardo, nonché di un grande e importante palazzo in Corso Roma a Manfredonia, dove le ringhiere dei balconi portano ancora oggi le sue iniziali, LZ. Che abbia trovato lui il bottino dei briganti? Non lo sapremo mai. Ma questa non è l’unica storia di sangue che ha visto l’Abbazia come scenario. Infatti, le mura che la circondano portano anche i segni di pallini di piombo di cartucce lasciati da una fucilazione, forse di uno o più banditi.

di Mariantonietta Di Sabato

Redazione R.
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