Lunedì 6 Dicembre 2021

La volontà di cambiamento e di rinascita di Manfredonia è espresso dal maggior voto personale e diretto ad alcuni candidati sindaci, reso possibile dal voto disgiunto?

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Seconda parte

La  mia analisi vuole essere un contributo di riflessione, da approfondire a più voci anche mediante dibattiti pubblici, dopo le elezioni, insieme a tanti altri ragionati contributi emersi, per individuare le basi etiche, sociali, culturali  e politiche per la rinascita della nostra città, rinascita che non avviene all’improvviso con un colpo di magia o dall’alto, ma richiede uno svolgimento lungo ed impegno personale e collettivo continuo. Tale cambiamento io vedo difficile ma pur possibile, se sappiamo capire ed intervenire nel profondo della dinamica sociale, al di là delle apparenze, con senso di comunità.

 

Il quarto dato significativo dell’elezioni amministrative a Manfredonia consiste nel fatto che i candidati sindaci G. Fresca, R. Fatone e T. Rinaldi hanno avuto più voti personali e diretti della somma delle loro liste di riferimento.

Il voto personale in più al candidato sindaco è dovuto alla possibilità dell’elettore di esprimere un voto disgiunto e viene considerato un voto di opinione, più libero e meno condizionato da vincoli familistici, clientelari, l’lobbistici e di altro genere. Essendo più libero esprime più  facilmente e maggiormente volontà di cambiamento, essendo un voto di rottura rispetto al potere locale esistente, allo status quo.

Quindi la volontà di cambiamento e di rinascita di Manfredonia si sarebbe espresso nel voto diretto e personale a Fresca, Fatone, Rinaldi, in ordine di grandezza. Vediamo caso per caso.

  1. FRESCA E IL CAMBIAMENTO AMBIVALENTE

Fresca, candidato sindaco di Manfredonia Nuova, Sipontum, Agiamo, ha preso complessivamente il 17% circa dei voti, 1.541 voti in più delle liste di riferimento (4.882 contro 3.341 voti). Questo significa che il voto disgiunto ha premiato lei personalmente, ma per capirne il senso bisogna verificare se  e quale ricaduta positiva ha avuto sulle liste da lei rappresentate. Infatti il voto disgiunto o doppio voto, è un voto divisivo ed ambivalente: da una parte vuole esprimere il nuovo, la volontà di rompere i vincoli dati e, dall’altra parte esprime il vecchio, l’accettazione del status e quo e dei vincoli preesistenti. In realtà è il tentativo non riuscito di conciliare dentro e fuori di sé un conflitto interiore, ciò che non è conciliabile.

Se tale voto in più si è diviso, sdoppiato, ed è andato anche ad un candidato di altra lista e/o coalizione, la forza del cambiamento espressa dai voti personali in più è parziale, limitata, ambivalente. Invece se i voti in più alla Fresca avessero trascinato voti alle liste di riferimento tale ambivalenza sarebbe risolta nella direzione di  una evidente ed esplicita volontà di cambiamento. A tal fine analizziamo i voti presi da ciascun lista di riferimento.

Manfredonia Nuova ha preso 824 voti, (3,01%) a fronte di 1.510 voti nel 2015 (4,92%). Quindi ha perso 686 voti (circa il 45%). Italo Magno, candidato sindaco nella stessa sola lista nel 2015 prese complessivamente 3.238 voti, (10,25%), cioè 1.728 personali in più della lista, superiori a quelli attuali della Fresca. Inoltre Italo Magno, capolista  di Manfredonia Nuova, ha preso nel 2021, 190 preferenze. Questo vuol dire che non si sono concentrati su di lui né i voti in più del 2015, né i voti in più della Fresca nel 2021. Tutto ciò nonostante Italo Magno e Manfredonia Nuova sono stati senza ombra di dubbio i soggetti che con più coerenza, forza e continuità si sono opposti allo status quo, al potere politico esistente e dominante, chiedendo e promuovendo iniziative per il cambiamento, dentro e fuori il Consiglio Comunale. Italo Magno e Manfredonia Nuova hanno rappresentato  e rappresentano il nuovo, la spinta al cambiamento ieri ed oggi. Ciò nonostante non sono stati premiati. Pertanto, sulla base di questi dati, è evidente che c’è stato sì un cambiamento politico/elettorale, ma ambivalente e non netto.

Questa considerazione  è da completare e da correggere positivamente, se ipotizziamo che almeno una parte dei voti personali in più della Fresca  abbia avuto una ricaduta vantaggiosa sulla lista di Agiamo (e Sipontum) che complessivamente hanno preso 2.517 voti (rispettivamente 1.895 voti, 6,91%, e 622 voti, 2,27%). Ciò, pur non verificabile perché Agiamo non era presente nelle precedenti elezioni, appare plausibile visto che Vitulano Anna Maria, candidata espressione di Agiamo (Cittadini Pugliesi Conca Presidente) all’Elezioni Regionali di settembre 2020 ha preso 546 voti a Manfredonia, e complessivamente nella circoscrizione elettorale 747 voti.

FATONE E IL CAMBIAMENTO MANCATO

Vediamo adesso il caso di Fatone che ha preso 5.495 voti (19,20%), 809 voti in più della somma dei voti, 4.686, delle liste di riferimento, M5S (1978 voti, 7,21%), Città Protagonista (1.192 voti, 4,35%), E885 Manfredonia Rinasce (995 voti, 3,65%), La mia Città (521 voti 1,90%). Analizziamo ogni singola lista.

Il M5S ha preso 1978 voti (7,21%) nel 2021 e 2.172 (8,38%) nel 2015. La mia Città ha preso 521 voti (1,90%) nel 2021 e Manfredonia che Funziona, confrontabile con La mia Città, nel 2015 ha preso 893 voti (2,91%). Città Protagonista è una lista civica espressione di Antonio Prencipe e Libero Palumbo, l’uno presidente e l’altro consigliere di maggioranza nel precedente Consiglio Comunale, e, quindi, di per se stessa non può essere  considerata come espressione di un rinnovamento. L’altra lista civica,  E885 Manfredonia Rinasce, non era presente nel 2015 e perciò non è confrontabile, e, comunque, è costituta almeno in parte, da candidati presenti in liste precedenti a sostegno della vecchia maggioranza.

Perciò non solo il M5S e La mia Città hanno perso voti rispetto al 2015 ma le altre due liste a sostegno di Fatone non possono essere considerate come espressione di un rinnovamento, di un modo nuovo di fare politica. Una ulteriore e decisiva conferma di quanto sopra viene dalla scelta delle 3 liste, Città Protagonista, E885 Manfredonia Rinasce, La mia Città, di appoggiare al ballottaggio il candidato sindaco Gianni Rotice, disattendendo e rompendo le indicazioni di Fatone, loro candidato sindaco e capo della coalizione, di un voto di coscienza, libero ed informato, senza sostegno a nessuno dei due contendenti al  ballottaggio.

Pertanto i molti voti in più, personali e diretti ottenuti da Fatone pur essendo indicatori di attrattività e discontinuità, non possono essere considerati elementi di reale rinnovamento, se non molto limitato e parziale.

Seguendo lo stesso ragionamento vale è possibile dire che il candidato sindaco Tommaso Rinaldi ha espresso sicuramente una volontà di cambiamento, ma limitato.

IL MAGGIORE EQUILIBRIO TRA  MAGGIORANZA ED OPPOSIZIONE IN CONSIGLIO COMUNALE: PRE-CONDIZIONE PER UN REALE CAMBIAMENTO?

Il quinto dato significativo emerso dall’elezioni amministrative è il maggiore equilibrio tra  maggioranza ed opposizione in Consiglio Comunale.

E’ questo, a mio parere, l’elemento più solido di un possibile rinnovamento. Infatti ciò consentirà una maggior dialettica, un maggior confronto informato sui vari necessari provvedimenti e, quindi, un maggior controllo dell’attività di governo della città. In qualche modo questo maggiore equilibrio potrà essere una pre-condizione, una base per l’attivazione di una maggiore partecipazione attiva della città, mediante una definizione e strutturazione di meccanismi istituzionali atti alla partecipazione diretta della cittadinanza, quali, ad esempio,  consulte “decisionali” su problematiche e progetti rilevanti per lo sviluppo della città stessa. Inoltre, costringerà a trasferire il confronto comunale nella città e potrà consentire un maggior e più diretto coinvolgimento  dei cittadini stessi mediante nuove forme di partecipazione dal  basso, valorizzando  l’agorà.

In qualche modo, per assurdo, tale fragilità “politica” potrà trasformarsi in spinta della partecipazione attiva per conquistare un consenso ampio ed una rappresentatività piena che il Sindaco eletto non avrà.

Ovviamente molto dipenderà da come le forze politiche si muoveranno nella città, nella riconquista di un  perduto legame con i bisogni e l’esigenze dei cittadini, soprattutto quelli più periferici, a partire dall’astensionismo.

L’astensionismo, infatti, pur confermando la sfiducia nella possibilità di cambiamento, esprime una forma di protesta silenziosa, implicita, nascosta e nebulosa, che proprio perché tale è improduttiva, incapace di pesare. Esprime, tuttavia, anche rivendicazioni ed esigenze valide e positive che vanno capite ed intercettate dalle forze politiche  le quali, possono farne una base delle proprie iniziative per allargare il proprio consenso e ricostruire un legame e la fiducia persa. A riguardo è fondamentale capire chi sono coloro che non partecipano al voto, le loro caratteristiche socio-demografiche, il loro profilo. In attesa di una necessaria specifica indagine a Manfredonia, si possono dedurre questi dati da ricerche fatte in altri territori similari, dove è  emerso che sono i soggetti periferici, coloro che hanno una collocazione sociale marginale che disertano maggiormente le urne rispetto ai cittadini socialmente più centrali. Sono i giovani, gli anziani, i non occupati, le donne. I giovani per il fatto di non essere inseriti pienamente nella società; gli anziani per il loro progressivo ritirarsi dalla vita attiva; gli inoccupati per l’esclusione dal mercato del lavoro; le donne, in quanto tradizionalmente lontane dalla vita pubblica, anche se da qualche anno più attive e presenti, soprattutto se giovani. Il basso livello di istruzione accentua queste condizioni di marginalità.

Inoltre molto dipenderà da come la rete sociale dell’associazionismo, del volontariato, dei movimenti civici si muoveranno autonomamente per far crescere senso di comunità. Infine tantissimo dipenderà da come la Chiesa locale, unico soggetto realmente collettivo e rappresentativo presente nel nostro territorio,  saprà proseguire nella sua azione profetica e concreta di rinnovamento, di rinascita personale e comunitaria, a  partire da un ruolo molto più attivo delle parrocchie,ciascuna e tutte, antenne e sostegno concreto ai cittadini fragili, presenti nelle diverse zone della città. Uscire dal  tempio non è più solo un  messaggio evangelico, ma una necessità per la stessa Chiesa locale. C’è reciprocità tra Chiesa e comunità locale: se c’è rinnovamento e rinascita nella cittadinanza altrettanto si ripercuote nella Chiesa e viceversa, anche in negativo.

In realtà potrà succedere anche il contrario. Il maggiore equilibrio tra maggioranza e opposizione nel Consiglio Comunale potrà portare ad un conflitto permanente, ad una rottura all’interno delle  forze di maggioranza e di opposizione, tale per cui l’Amministrazione Comunale non potrà reggere a lungo, visto il precario equilibrio, e si potrà arrivare ad un nuovo scioglimento del Consiglio Comunale ed a nuove elezioni. Cosa molto improbabile visto il collante del potere, ma, di per se stessa, forse, non tutta negativa.

Comunque sia, il futuro della città dipende e dipenderà da noi, cittadini manfredoniani.

                                                                                                                                              Silvio Cavicchia

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