Gli attacchi rivolti a Padre Franco Moscone, nostro Arcivescovo, non colpiscono soltanto una persona, ma rivelano un clima preoccupante, fatto di insinuazioni, superficialità e incapacità di confronto autentico. Colpiscono, in realtà, una voce libera, che ha scelto di vivere fino in fondo il Vangelo, rendendolo concreto, incarnato, persino scomodo.
Perché è proprio questo che accade: quando il Vangelo diventa carne viva, quando non resta teoria ma interpella le coscienze, disturba.
E allora si prova a delegittimare, a banalizzare, a infangare.
Padre Franco non tace, non arretra. Continua a richiamarci con franchezza a una fede autentica, scuotendo le nostre coscienze troppo spesso assopite, troppo inclini a una religiosità di facciata. Ci mette davanti alle nostre responsabilità, smascherando quel modo di essere cristiani a convenienza, pronti a rivendicare valori solo quando non chiedono coerenza.
In questi giorni, allo sconforto umano si accompagna inevitabilmente uno sconforto politico. Perché quando il livello del confronto scade così, viene meno qualcosa che riguarda tutti, credenti e non: il rispetto, la serietà, la verità.
Ma è proprio in momenti come questi che serve chiarezza. Io scelgo di stare dalla parte di chi non arretra, di chi continua a dire parole esigenti, di chi prova ogni giorno a costruire, con coraggio, una comunità più consapevole.
Sono certa che sapranno levarsi più forti e più autorevoli le voci capaci di restituire il vero volto della nostra città, il suo volto migliore.
Avanti, senza arretrare, sulla strada della verità.

