Dopo la rappresentazione a Manfredonia della novella in tre quadri “Il Re” del Maestro Umberto Giordano, Foggia attende che si alzi il sipario con l’opera capolavoro del compositore foggiano. L’appuntamento è per sabato 20 giugno in piazza Cavour, nel cuore della città. L’evento è straordinario, direi unico. Mettere su un teatro all’aperto come non si era mai visto per assistere all’opera considerata
tra le più grandi del verismo musicale italiano è un avvenimento incredibile. La figura di Giordano ha sempre attratto la mia curiosità per quel feeling a tratti complicato con la sua città, un rapporto rimasto spento per decenni. In giovane età ho lavorato al Museo civico di Foggia. La mia camera confinava con quella che custodiva in bella mostra i cimeli giordaniani. Un abito da gran cerimonia, le scarpe, il medagliere, le foto, i manoscritti e tanti oggetti. Ricordo che c’era anche un
dipinto di Ar che ritraeva il Maestro sul letto di morte. Tutti oggetti che la destrezza di un abile ladro mai individuato riuscì a sottrarre in un clamoroso furto nel 1978. Un mistero. Il destino ha voluto poi che fossi io, quindici anni dopo, ad acquistare i diari di Umberto Giordano, alchimista del melodramma italiano. Accadde quasi per caso. Ero arrivato a dirigere il settore cultura del Comune di Foggia. Fu lì che, sfogliando una rivista specializzata, appresi che i suoi diari sarebbero andati all’asta. La circostanza non si poteva per lasciar correre. Ne parlai con Luca Cangelli, mio assessore. Ci furono alcune titubanze non prive di qualche polemica tra il sindaco Agostinacchio e il presidente della Provincia Pellegrino. Ma l’eco lanciato in prima pagina dalla Gazzetta del Mezzogiorno mise subito un argine a quelle baruffe: quei diari andavano presi, punto e basta. Fui così autorizzato a partecipare. Era il 1995.L’asta si tenne a Milano, nella filiale italiana di Christie’s. La verità, dunque, è che quelle agende di color nero, mi pare 15, furono acquistate dal comune di Foggia, non donate. Poi vennero aperte e studiate con la perizia scientifica di Carmen Battiante e la passione musicale di Rachele Sessa e, anni dopo, pubblicate dalla Fondazione dei Monti Uniti per il meritorio impegno del compianto presidente Francesco Andretta, portato a termine dai suoi successori, Russo e Ligustro. Il 18 novembre del 2017 i diari furono poi illustrati a Milano nella Sala dell’Esedra del Museo Teatrale alla
Scala nel corso di una visita istituzionale guidata da Filippo Santigliano, attuale presidente della benemerita Fondazione. E in quella stessa sala, il 21 maggio di quest’anno, il GioFestival è stato presentato, proprio a Milano, città che vide andare in scena la prima rappresentazione dell’Andrea Chénier nel 1896 e la prima de Il Re nel 1929.Ma com’è nato il GioFestival? Il marchio di fabbrica spetta alla Camera di Commercio di Foggia e al suo presidente, Pino Dicarlo. Sua l’idea di ripensare il territorio attraverso il profilo di uno dei figli più grandi di Foggia, se non il più illustre. Il resto è storia di questi giorni. La struttura camerale si mobilita, con in testa Lorella Palladino, segretaria generale dell’Ente e il supporto tecnico-progettuale di Alessandra Arcese di ISNART. Parte la grande avventura. In pochi giorni sono attratti nell’iniziativa il Comune di Foggia e la Regione Puglia. Il progetto piace, prende forma. Si lavora in tempi strettissimi. Occorre assicurare subito una direzione artistica di rango: e arriva l’ingaggio di Gianna Fratta e Dino De Palma, un passo determinante con due campioni nell’arte della musica. Si mette su una Cabina di Regia. Serve correre contro il tempo, accelerare sul piano organizzativo ma salvaguardare nei minimi dettagli la qualità di un’offerta culturale che ha un valore artistico senza precedenti. A Carlo Dicesare viene affidato il coordinamento dell’organismo che diventa il motore del progetto. Un professionista serio, di carattere e dal temperamento energico e sensibile, attrezzato mentalmente per trasformare le criticità in punti di forza. Un dirigente pubblico innamorato della terra in cui è nato ed in cui ha sempre operato mettendo a frutto le sue armi migliori: la competenza e la modernità intellettuale che incarna. Dietro le quinte si pensa agli sponsor, sollecitati da Dicarlo e in tanti arrivano, uno dopo l’altro. E il GioFestival diventa davvero una “musica per i tuoi occhi”. In Capitanata cresce la filiera degli enti locali che vogliono essere al fianco di questa intuizione splendida. E così a Foggia si uniscono Biccari, Manfredonia, Peschici, Roseto Val Fortore, Torremaggiore e Vieste per vivere insieme 16 giorni di immersione nell’arte, nella musica, nella cultura, in una kermesse plurale ed inclusiva con centinaia di artisti provenienti da tutto il mondo. Una gioia immensa travolge le strade di Foggia, della Capitanata, della Puglia. Per la prima volta si immagina un itinerario unico nel suo genere per celebrare il genio dell’uomo, del Maestro Umberto Giordano, tra arte e natura per scoprire quell’anima sorprendente ed autentica che si respira nelle contrade di una terra bellissima. Questo era il vero obiettivo, la scommessa che Pino Dicarlo ha vinto. Il 20 giugno sarà dunque una giornata memorabile per Foggia perché vedrà nascere nella sua piazza più importante un teatro all’aperto pazzesco, una cosa mai vista altrove: per la prima volta l’allestimento andato in scena alla Scala nel 2017 con l’Andrea Chénier si rialzerà nella piazza. 1200 posti a sedere e 800 in piedi. Un lavoro capillare, da non credere! Da giorni Il nome di Foggia e di Umberto Giordano campeggiano nelle grandi stazioni di Roma, Napoli, Milano e Bari, con la Rai Partner ed una efficacissima comunicazione che accompagna l’evento. Un giorno che rimarrà nella storia. Bravi tutti. Ben tornato Giordano nella tua città.
di Micky de Finis
