Giovedì 16 Luglio 2026

L’acqua, diritto umano universale

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La migliore acqua da bere è quella del rubinetto, ma si prospettano guerre per l’acqua.

L’acqua da bere consigliata è quella dell’Acquedotto pugliese: è il messaggio forte e chiaro lanciato dal convegno tenuto a Manfredonia organizzato dall’Associazione Medici dell’ambiente di Manfredonia unitamente alla sezione locale della Società di Storia patria per la Puglia, che ha sviluppato il tema di grande attualità “L’acqua, crisi, inquinamento, etica”, patrocinato dal Comune di Manfredonia, tenutosi a Manfredonia.

 L’acqua questa sconosciuta: la si ingerisce quotidianamente, non se ne può fare a meno, addirittura è presente nel corpo umano per il 60 per cento. Eppure si sa poco e approssimativamente della sua consistenza, da dove viene, come trattarla. Mirabile la sintesi lasciata da San Francesco d’Assisi: «molto utile e umile e preziosa e casta». Quattro aggettivi che ne esaltano il valore vitale e spirituale, riconoscendola come elemento fondamentale, prezioso per il creato.

  L’acqua è utilizzata giorno e notte per mille usi i più disparati, il primo fra tutti quello di berla. Ma quanto sappiamo di quel bene essenziale, della sua composizione, da dove viene, come arriva fino a noi? Sono domande mute, dando per scontato che l’acqua sia a portata di mano, la si prende quando e come si vuole. Un diritto sacrosanto derivato direttamente dal cielo.

  Ma non è proprio così. Dietro lo scorrere di quel liquido tanto ordinario, c’è tutto un mondo che si muove, un universo variegato, spesso misterioso, che soggiace a regole ferree, che poco o niente si conoscono. Di qui il convegno per dare delle risposte a quella che è sempre più una questione di scottante attualità.

  «È il primo di una serie di incontri per affrontare le problematiche dell’acqua sempre più borderline, da allargare anche alle scuole» ha annunciato Patrizia Piemontese, presidente della sezione “Ricerca delle consuetudini giuridiche locali” della Società di storia patria di Puglia. Renato Sammarco, dell’associazione provinciale internazionale per l’ambiente, ha tracciato un excursus delle tematiche che affliggono le varie aree della Terra. «Si va sempre più evidenziando l’esigenza di rivedere l’uso dell’acqua cui è legato il destino dell’umanità» ha avvertito Giuseppe Bettoni, dell’Università la Sapienza di Roma, richiamando gli equilibri fisici, chimici e biologici sempre più condizionati dalle attività umane.

  Naturalmente l’attenzione è stata focalizzata sulla situazione in Puglia e in Capitanata, tratteggiata da Luciano Ancona, consigliere di amministrazione dell’Acquedotto pugliese, che ha sintetizzato il grande progetto dell’Acquedotto pugliese nato per risolvere il problema storico della scarsità dell’acqua in Puglia definita dal poeta latino Orazio “Apulia siticulosa”. L’assessora alla cultura Maria Teresa Valente, ha opportunamente ricordato come il culto delle acque abbia avuto una “cattedrale” nella paleolitica Grotta Scaloria alla periferia della città.

  Nel 1868 l’ingegnere pugliese Camillo Rosalba propose di portare in Puglia le acque delle sorgenti di Caposele in Irpinia. Seguirono anni di studi culminati, nel 1902, nella legge che avviò la costruzione dell’acquedotto. Centinaia di chilometri tra gallerie, ponti, canali e condotte. Nel 1915 l’acqua arrivò a Bari e progressivamente raggiunse le altre province. Nel 1919 lo Stato istituì l’Ente Autonomo Acquedotto Pugliese (EAAP), trasformato poi in società per azioni (AQP) mantenendo la proprietà pubblica, controllata dalla Regione, che gestisce il servizio idrico integrato regionale. Con oltre 20mila chilometri di reti e infrastrutture, è considerato uno dei più grandi sistemi acquedottistici d’Europa.

  All’avanguardia altresì i sistemi per il controllo continuo dell’acqua erogata attraverso processi di potabilizzazione, filtrazione, disinfezione e monitoraggio analitico volto a garantire sicurezza sanitaria e conformità ai parametri di legge.

  Di qui l’affermazione ribadita con forza: «la migliore acqua da bere è quella del rubinetto». Una attestazione spiegata con espliciti supporti tecnici, dall’ingegnere civile ambientale Michele Guerra che ha evidenziato con specifici supporti tecnici, le differenze con le acque industriali contaminate da microplastiche.

  «L’acqua come bene comune e diritto umano universale» ha infine sancito il sociologo Silvio Cavicchia, indicando «l’acqua come metafora perfetta della mutazione antropologica ed etica, una interconnessione tra natura e cultura» identificando nella «crisi idrica la crisi etica».

  Le prospettive sono niente affatto rosee: da più parti è stato avanzato il timore che il XXI secolo possa essere quello delle guerre dell’acqua.

  Michele Apollonio

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