Lunedì 21 Giugno 2021

HIStory

0 0

Noi Italiani abbiamo un malsano rapporto con la Storia. A riguardo, per indicarne la sua strumentalizzazione, gli inglesi userebbero la parola HIStory (His Story= propria versione di un avvenimento). Nel tempo si è passati da celebrazioni patriottiche e nazionaliste del passato (nel postRisorgimento e durante il Fascismo) a monotone manifestazioni pubbliche o a spot istituzionali che la tv di Stato manda ad orari improponibili. Nonostante siamo la patria delle scienze umanistiche, gli italiani non sono pertanto giunti ad una riflessione storica matura sul proprio passato. E ciò lo si è visto ed ascoltato nei vari talk politici che hanno solcato l’etere in merito al referendum sulla Riforma Costituzionale, previsto per il prossimo ottobre. Senza voler assumere atteggiamenti partigiani per l’uno o l’altro schieramento, non possiamo non costatare il perverso utilizzo; la strumentalizzazione che del passato e dei suoi protagonisti si è compiuta a riguardo da entrambe le parti. Se il fronte del no nasconde, sotto le accuse al governo vigente di disegni costituzionali autoritari e riecheggianti una “giovinezza in camicia nera”, la mancata offerta di una soluzione alternativa valida e le proprie mancanze nel cimentarsi in un progetto simile negli anni della II° Repubblica;Il fronte del sì, quasi a voler ammantare di autorevolezza morale la propria proposta, ha fatto man bassa del sancta sanctorum dei principali protagonisti della politica, specie di sinistra, dell’Italia postfascista (Togliatti e Berlinguer fra tutti) giungendo fino a sconquassare la tranquillità dell’A.N.P.I. La sensazione di ritrovarsi dinanzi ad un ulteriore barocchismo politichese, specie nei confronti dei più giovani elettori, spesso digiuni di idee politiche e di vita partitica, è tangibile. Il rischio di presentarsi “impreparati” all’interrogazione nel segreto della cabina elettorale è elevato e certamente non favorito dal clima succitato. Eppure, astensionismo permettendo, l’occasione storica di vivere con il referendum il nostro essere democratici non deve essere sprecata. Al pari dei nostri progenitori, che il 2 giugno di 70 anni fa votarono in maggioranza a favore della Repubblica e indicarono per la prima volta i membri dell’Assemblea Costituente, cercando di costruire sulle macerie del Ventennio un futuro di pace e libertà, anche noi possiamo determinare il nostro avvenire. Con una differenza. Nel lontano 1946, digiuni di libertà politiche, ci si affidò a uomini che sulla loro pelle avevano subito e combattuto il Fascismo. Noi oggi con minor credito dobbiamo affidarci ad una classe politica al cui interno vi sono anche uomini che hanno lucrato e lucrano sulla nostra pelle.

Domenico Antonio Capone

Articolo presente in:
News · Piazza Duomo

Commenti

    Commenta

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

     

    MANFREDONIA VIDEO