Mercoledì 18 Maggio 2022

Non ci resta che…

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E mentre il popolo cristiano del Golfo visitava le chiese della città, in un quieto Giovedì Santo, a Palazzo San Domenico, la politica cercava un senso al difficile momento socio-economico in cui versa Manfredonia. I toni sono più pacati, forse perché il Sindaco, con le sue dimissioni bis, si è giocato tutte le carte del mazzo, creando una diffusa rassegnazione nella maggioranza. L’opposizione, in quasi cinque anni di governo, ha anche lei ormai esaurito gli strumenti di contrasto politico, contro una maggioranza che si è disgregata giorno dopo giorno. Siamo in una tale situazione di difficoltà che ormai è esaurita anche la moneta di scambio, quella che per decenni ha sorretto e rafforzato un sistema di governo cittadino uguale e identico a quello della gran parte dei comuni italiani. Perché siamo italiani, un po’ farlocconi e un po’ brillanti, una miscela che ha reso il brand “made in Italy” il più famoso al mondo, . Il paese della Mafia dove la vera Camorra è quella organizzata con i colletti bianchi, dirigenti di settori strategici pubblico e privato che sviluppano un fatturato sommerso da capogiro. E, ricatapultandoci a Manfredonia, se in una seduta consiliare di una domenica pomeriggio di metà marzo, sì è deciso di spalmare, con un piano di riequilibrio finanziario decennale, gli ammanchi accumulati nei “bei tempi”, in un Giovedì Santo, pre-pasquale, sono stati ratificati i programmi sulle opere pubbliche e gli immobili comunali, le variazioni sull’IMU, la TASI. Non viene approvato il Dup (Documento Unico di Programmazione) e quindi non si approva il bilancio di previsione finanziario 2019-2021, 11 favorevoli contro 11 contrari. Dismesse le collaborazioni del Comune di Manfredonia nelle partecipate Gestione Tributi e Agenzia del Turismo. La prima avrebbe dovuto raccogliere meglio le risorse pubbliche per garantire i servizi, la seconda si è sforzata di raccogliere fondi da bandi per organizzare gli eventi, un riferimento per la promozione e l’organizzazione anche delle piccole manifestazioni. Un atto tardivo nella revisione straordinaria delle partecipate richiesto entro il 31 dicembre di ogni anno che comporterà una sanzione amministrativa. A voler fare il punto in cui siamo, non è affatto facile. Siamo imbrigliati in una rete come una seppia, e spruzzandoci fiele rendiamo ancora più complicata la situazione. Meglio un Sindaco senza maggioranza o un Commissario? Il commissario prefettizio è un alto funzionario dello Stato, chiamato a gestire un comune. Nominato con decreto del Presidente della Repubblica su proposta del ministro dell’Interno. La legge gli attribuisce tutti i poteri, ordinari e straordinari, che normalmente sono assegnati a sindaco, giunta e consiglio comunale. Fino a nuove elezioni. È questo il grande dilemma: chi avrà il coraggio di mettersi in gioco e raccogliere il difficile testimone di una città che porta in eredità conti disordinati e un popolo tutt’altro che facile da gestire? “…quando non sarò più Sindaco avrò tante cose da raccontare…”dichiara o minaccia il Sindaco Riccardi che ha da risolvere anche la questione dell’incompatibilità con il ruolo di presidente ASI. I grandi temi della città rimangono in piedi con le loro criticità: Mercato Ittico, Ospedale, Area Industriale, Ase e poi il Turismo, le bonifiche e tutti i bandi ed i progetti in essere e quelli da far partire. La necessità di far smuovere l’economia per produrre lavoro. È come se stessimo vivendo un terremoto, con annesse scosse di assestamento, dove tutto è da ricostruire, riprogettare, reinventare. Certi popoli si uniscono maggiormente nei momenti difficili, altri in queste occasioni mostrano tutta la loro fragilità sociale. Noi di che pasta siamo fatti? Lo scopriremo.

Non ci resta che… augurarci: Buona Pasqua.

Raffaele di Sabato

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