Un giorno con gli archeologi nel cantiere di scavo dell’antica Siponto. Una esperienza straordinaria sia pure vissuta attraverso le immagini realistiche del docufilm “Diario di scavo. Archeologi a Siponto” che sarà visibile giovedì 25 prossimo al Teatro Dalla. È il racconto minuzioso di una giornata in compagnia degli
archeologi e dello stuolo di studenti che delicatamente hanno sollevato gran parte della coltre del tempo accumulatosi su quella che è stata, dalla sua fondazione in epoca romana e fino alla fine nel medioevo, una delle città opulente affacciata sul Mediterraneo. Prodotto dalla Fondazione Changes e diretto da Lorenzo Scaraggi con la collaborazione scientifica dei direttori degli scavi, Giuliano Volpe dell’università di Bari, Maria Turchiano e Roberto Goffredo dell’Università di Foggia, e dell’intera equipe archeologica, il film è il racconto in presa diretta di una giornata tipo nel cantiere di scavo dell’area archeologica sipontina e quindi dalle prime ore del mattino fino alla sospensione della sera. Non solo lavoro di ricerca nel sottosuolo, ma anche momenti di studio e di vita condivisa. Professori e studenti illustreranno le diverse attività in opera, le tecniche e le tecnologie utilizzate, le specializzazioni coinvolte e i ruoli che compongono la complessa macchina di ricerca archeologica. Un lavoro unico nel suo genere con
difficoltà e problemi da sciogliere, ma anche sorretto da tanto entusiasmo, ricco di emozioni straordinarie. Un prologo per quella che sarà una visita, questa reale, sul Parco archeologico prevista per il 5 ottobre prossimo, aperta al pubblico che potrà rendersi conto di quello che è l’impegno per far riemergere frammenti indicativi e in ogni caso espressivi della vita della città andatasi tramutando e rinnovando nella nuova città erede di Manfredonia. Per un giorno l’antica Siponto si popolerà, in un continuum intrigante ma tanto significativo, dei sipontini di oggi. Siponto, una storia affascinante, densa di sorprese e di suggerimenti per l’aggiornamento della storia non solo del luogo, considerato che è l’unica città nella quale per circa un secolo si è continuato a vivere nel mentre si costruiva la nuova città ad un tiro di schioppo più ad est. Una storia cui si aggiungeranno le novità
provenienti dal mare antistante l’antica città nel quale l’Università di Foggia ha in corso ricerche subacquee. Un’area frequentata anche da archeologi canadesi. Una sfida per gli studiosi, un progetto ambizioso che guarda lontano eppertanto bisognevole di quei supporti tecnici e finanziari che si aspettano con sempre crescente ansia. Fino ad ora si è andati avanti con i fondi del Pnrr e del contributo della Regione Puglia, e con il concreto supporto, in particolare logistico, per quelle che sono le rispettive possibilità, del Comune di Manfredonia, della Curia arcivescovile. Ma è evidente che non può bastare. Il sindaco di Manfredonia, Domenico La Marca, ha la questione Parco in evidenza. “La prima operazione da fare e anche in tempi brevi – rileva – è quella di mettere insieme attorno ad un tavolo le diverse istituzioni interessate. Abbiamo apprezzato gli interventi della Regione che però andrebbero stabilizzate, ma stiamo attenti a tutte le opportunità derivanti dalle linee di finanziamento”. Occorre un organismo istituzionale nel quale Soprintendenza e enti locali abbiano un ruolo operativo decisorio che provveda alla gestione di quello che dovrà essere un Parco archeologico riconosciuto tale, eppertanto supportato da quanto necessario per regolarizzare tale realtà. Un organismo, una struttura, ad esempio, che sia in grado di poter concorrere ai bandi per il reperimento dei fondi necessari per proseguire il lavoro portato avanti per cinque anni, compresa l’attuale campagna di scavo che si
concluderà il 18 ottobre prossimo, dopo poco più di un mese di ricerca, come del resto tutte le altre precedenti campagne di scavo. Troppo poco e soprattutto troppo frammentato il tempo concesso per dare consistenza e organizzazione ad un Parco per il quale sono pronti, da anni, una batteria di progetti ma che giacciono trascurati. Non solo piani riguardanti gli scavi, ma anche inerenti alla sistemazione logistica, in particolare alla razionalizzazione dell’area Parco archeologico, al coordinamento strutturale e funzionale dell’insediamento archeologico. In concreto: la sistemazione della strada ex statale di competenza comunale, coincidente con l’antico decumano di Siponto, che divide l’area archeologica in due, e conseguentemente, o prioritariamente, la rettifica del percorso per il collegamento della SS89 con l’abitato di Manfredonia; i binari ferroviari; i parcheggi di servizio al Parco per i quali, il sindaco ha riferito che “sono in corso approfondimenti tecnici in merito alla fattibilità delle progettualità”. In definitiva l’antica Siponto va riemergendo pietra dopo pietra, sepoltura dopo sepoltura, quartiere dopo quartiere: è un mondo affascinante e intrigante, con degli spunti storici di grande interesse scientifico, una risorsa economica di notevole valore che ha bisogno di essere tutelato e valorizzato a beneficio non solo di Manfredonia ma dell’intera umanità.
di Michele Apollonio
