Lunedì 3 Ottobre 2022

Il ponte “dei sospiri” che doveva unire Manfredonia a Siponto

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Per accedere al fronte mare di Siponto da Via Giuseppe di Vittorio occorre percorrere oltre due chilometri. Il primo accesso è all’altezza dell’ingresso del molo di ponente e il successivo si trova al bivio prima della Basilica di Santa Maria Maggiore di Siponto. Un tratto di strada bloccato da ogni tipo di attraversamento tra monte e valle grazie alla ferrovia. Per questo motivo, il 22 ottobre del 1979 il Comune di Manfredonia con delibera consiliare n. 741, Sindaco il Senatore Michele Magno, con delega ai lavori pubblici, approvò la realizzazione di un ponte che collegasse le due arterie stradali distanti tra di loro circa 150 metri. Progettista incaricato dell’opera l’Ing. Angelo Panella. Il 2 giugno 1981 a seguito di asta pubblica, fu affidata all’impresa Domenico Ricucci l’esecuzione dei lavori. L’iter burocratico di questo progetto fu davvero molto travagliato se si considera che i lavori iniziarono il 21 gennaio 1985, a distanza di ben 5 anni dalla sua approvazione. Si lavorerà al ponte fino al 14 giugno 1985, per riavviarli dopo quasi un anno, il 25 settembre 1986. I lavori furono sospesi di nuovo, e questa volta definitivamente, il 31 marzo 1987 per il ritardo del finanziamento dalla Cassa Depositi e Prestiti e successivamente con ordinanza del Tar per via delle opposizioni sollevate dai residenti e proprietari dei suoli occupati. Il piano economico del primo progetto ammontava a 450.000.000 di Lire. L’importo non proveniva da scelte progettuali, ma dalla somma limitata che era possibile mettere a contributo dall’amministrazione pubblica. Sin dalla sua impostazione ci furono degli importanti condizionamenti poiché l’opera prevista risultava ridotta all’essenziale e allocata in una posizione non ottimale per il poco spazio disponibile. Il progetto originario subì una prima variante nel febbraio 1981 dettata dalle indicazione delle Ferrovie dello Stato. Variante che aggiunse alle scheletriche previsioni economiche, uno scompenso importante tra la spesa messa a budget a base d’asta e quella rimodulata. Complice anche il pesante tasso inflattivo maturato che fece lievitare la spesa per la realizzazione dell’opera del 70% e l’inclusione del territorio di Manfredonia tra quelli a rischio sismico che provocò un incremento del 35% circa di tutte le opere interessate staticamente. Nel frattempo l’opera, raggiunse un piano economico di 1.489.000.000 Lire. Somma che nell’ultima perizia avvenuta alla fine degli anni ‘90, alla luce delle nuove normative, e l’adeguamento del progetto raggiunse cifra 1.700.000.00 Lire. I residenti ed i proprietari dei suoli occupati dal ponte, forzatamente espropriati, si rivolsero al tribunale amministrativo per far valere i loro diritti contro un’opera allocata, a loro parere, nel posto sbagliato rispetto alle strutture abitative preesistenti. Il Tar darà ragione al Comune e la diatriba pubblico-privato si concluderà nel recente 2007 grazie all’aspettativa di riorganizzare l’area con il progetto fronte mare. Progetto che fallirà anche lui. Non ci saranno più risorse economiche per completarlo o per demolirlo. Oggi il ponte giace lì a testimoniare una delle tante storie di un’Italia piegata dalla burocrazia che il più delle volte non permette lo sviluppo di progetti funzionali producendo inquinamento ambientale e uno sperpero di denaro pubblico impronunciabile. Il 14 agosto del 2018

Il nuovo ponte Morandi di Genova 2020

crolla a Genova il ponte Morandi. Oltre un chilometro di lunghezza, per un’altezza di circa 50 metri dal piano stradale. Il 18 dicembre 2018 verranno appaltati i lavori per la ricostruzione ad un costo di 202 milioni di euro, ne serviranno altri 14 (di milioni) solo per demolire il vecchio ponte semi crollato. In poco più di due anni il ponte Morandi tornerà nella sua piena funzionalità con un’insolita sollecitudine tempistica, anomala per la burocratica italiana. Se fosse stato osservato il codice degli appalti la ricostruzione del ponte sarebbe ancora su un plastico per riprodurne gli elementi architettonici. Qualcuno pensa che queste deroghe favoriscono la corruzione. L’attuale livello di complicazione burocratica permette fenomeni diffusi di depravazione pubblica che incidono negativamente sulla competitività dell’intero sistema. Gli episodi corruttivi attecchiscono proprio in virtù di un eccesso di burocrazia che moltiplica le “tentazioni” del dazio per sbloccare o indirizzare una pratica. Il ponte Morandi, il ponte dei sospiri di Manfredonia e tantissime altre opere, mostrano al mondo il meglio ed il peggio della nostra Italia.

Raffaele di Sabato

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