Domenica 5 Dicembre 2021

Gli Ipogei di masseria Capparelli di Siponto: uno straordinario scenario tra Storia e Natura

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Di Aldo Caroleo Archeoclub Siponto (2005)

 

Sull’antica via che da Arpi conduceva a Siponto, a poca distanza dalla romanica Basilica di Santa Maria Maggiore,in località Capparelli, si estende  la necropoli ruprstre paleocristiana più estesa e monumentale del Gargano. Il complesso cimiteriale di Capparelli costituisce un vero e proprio sububrio nella parte occidentale della Siponto tardo antica e medievale (l’altra necropoli la si trova nella Siponto moderna e serviva la parte orientale della città)-

Note nell’antichità come le “grotte di Siponto”, presero il  nome della omonima masseria Capparelli. Si tratta di un complesso di grotte tufacee , in parte naturali e in parte scavate nei banchi tufacei. Le grotte furono frequentate dal’età del  bronzo e del ferro.

Successivamene gli insediamenti grotticoli si trasformarono in neropoli preromane, romane e paleocristiane.

Visitandogli ipogei ci sarà modo di osservare le forme di trasformazione dei culti funerari  nella Daunia dal paganesimo al crisianesimo.

Servirono poi  da ricovero a pastori , armenti  e pellegrini.  E  destano un profondo fascino  misto ad un senso di  sacralità .

A primavera, la zona degli ipogei  è ricoperta da una multiforme e profumata vegetazione rendendola  molto affascinante. Un vero e proprio Orto Botanico.

Sulla parte superiore,quasi a difesa da animali ed uomini,vi sono grandi cespugli di  fichidindia (Opuntia ficus I.)  che si uniscono ad altri difficilmente districabili di Rovo (Rubus fruticosus L.), di Lentisco (Pistacia lentiscus) e di edera (Hedera helix).

Le magnifiche ombrelle della  Ferula (Ferula communis L.) coprono  alla vista la parte inferiore degli ingressi degli ipogei. Immaginiamo che coloro che sono passati di qui abbiano utilizzato i fusti legnosi delle ferule per farne tavolini e sgabelli ( le “ferrizze” ) , appunto . I fiori di campo tanti,bellissimi,multicolori danno un senso magico a questi luoghi: dal giallo vivo delle margherite  (Chrisantemum c.) al delicato biancore degli asfodeli (Asphodelus albus) all’azzurro delle Borraginacee (Borago officinalis  L.), Echium vulgare, al rosso vivo dei papaveri (Papaverum rhoeas L.) al vezzoso piegarsi al vento dei  fiori della Silene (Silene vulgaris).Vi è poi la presenza della ricercata Cicoria (Cichorium intibum) e dell’immancabile Rucola,quella famosa di Siponto,dalle proprietà stimolanti che unita alla proverbiale avvenenza delle donne di questi posti induceva chiunque la assaggiasse a rimanervi. Troviamo anche il Marrubio ( Marrubium vulgare  L.. ) che, secondo la medicina popolare   era rimedio ad ogni male :  “ ‘U marrugg ogn’ male strugg” . Tra il fitto prato di Gramigna ( Agropyrum repens), di Orzo selvatico (Hordeum  unicum) e di miglio,fanno capolino le foglie e i bei fiori del Gigaro (Arum maculatum),mentre sulle pareti tufacee,grandi cespugli di Cappero (Capparis spinosa L.) descrivono  cascate di grigioverde. Completano il  prato le presenze delle belle infiorescenze di Piantaggine ( Plantago lanceolata),della Borsa del pastore (Capsella bursa pastores),della Stellaria (Stellaria media) e della sempre presente ma utilissima Ortica ( Urtica dioica). Per aromatizzare alcuni cibi cosa di piu’ profumato dei frutti di finocchio selvatico (Foeniculum vulgare). I pastori potevano utilizzare, per coagulare il latte, il succo del Gallio (Galium verum L.) che presso gli ipogei abbonda,e per produrre la ricotta , il latice dei rametti giovani del Fico (Ficus carica). I viandanti   trovavano qui abbondanza di Malva (Malva Officinalis  L.) di Camomilla ( Matricaria chamomilla L.),mentre per   le ferite  era utile il lattice della Calenzuola (Euphorbia helioscopia). Per i calli e i geloni doloranti, applicare a caldo le foglie dell’Ombelico di Venere (Umbulicus rupestris Veneriis) era un vero sollievo.Presente anche la Ruta (Ruta graveolenses,L.) Immaginiamo  dei bambini che scorrazzavano sui prati circostanti gli ipogei intenti a raccogliere  dei fiori: dalle bellissime margheritine ( Bellis perennis) agli Iris( Iris germanica fiorentina ) alla Carota selvatica (Daucus carota) al Millefoglio ( Achillea  millefolium). Anche  la Parietaria ( Parietaria officinalis L.)   è molto presente .Il posto  offriva  molti frutti : l’immancabile olivo (Olea  europea) fichi,more di rovo,finocchio,liquirizia (Glycyrriza glabra) e tanti altri ancora.E non dimentichiamo il Cardo dei lanaioli (Dipacus fullonum, L.) che con i suoi grossi capolini servivano ai pastori per cardare la lana dell greggi transumanti. Gli stessi potevano confezionare fuscelle con i superbi giunchi ( Junkus, L.) per i formaggi  e la ricotta che producevano. Tante altre piante, diciamo meno usate sono presenti in questo vero e proprio paradiso botanico a pochi passi da noi.

Questo straordinario paesaggio  che fonde storia e  natura dovrebbe essere valorizzato come merita e,  insomma,  una vera risorsa anche economica per questa   città che sembra aver perduto  quell’humus culturale che la fecero grande nel tempo e nella Storia.

Personalmente ho portato diverse scolaresche sul posto: i ragazzi  hanno diostrato interesse ed entusiasmo .

P.S.

Gli esemplari di tutte queste piante, con altri di qatre essenze raccolte anche oltre il territorio sipontino, quindi Daunio,con le schede botaniche e le proprietà medicinali e il loro uso nella medicina popolare di queste zone, costituiscono un ERBARIO dell’Archeoclub Siponto oggetto di tre mostre dal titolo: Le Piante medicinali della Daunia tra Storia e tradizione  che sicuramente riproporremo a primavera.

 

 n.b. Questo articolo è del 2005 , prima degli interventi che ne hano in parte modificato alcuni aspetti, ma le evidenze botaniche anche delle zone all’intorno degli ipogei ci sono tutte.

 

Aldo Caroleo, Archeoclub Siponto

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